A Pasqua vita dura per i vegetariani. Il 're' della tavola resta sempre l'agnello

Scritto il 01/04/2026
da agi

AGI - Vita difficile per i vegetariani a Pasqua. Perché per una tradizione che si rispetti, il ‘re’ della tavola è immancabilmente l’agnello, in tutte le sue versioni. Da quello al forno, come si mangia in Toscana, a quello fritto, come molti l’apprezzano in Emilia Romagna, dal classico abbacchio a scottadito, prelibatezza che si gusta nel Lazio, fino al ‘capretto’ al forno o in umido, come si usa chiamare in Sicilia ma che sempre agnellino da latte è. E poi c’è l’agnello brodettato in Abruzzo o quello cucinato insieme al maialino al forno in Sardegna. E questo solo per fare pochi esempi. Perché si sa che il Bel Paese è maestro di tavola.

Sull’agnello – spieghiamo per i pochi che non lo sapessero – la tradizione ha antiche radici: nell’Antico Testamento, durante l’Esodo, ogni famiglia ebraica doveva sacrificare un agnello e segnare con il suo sangue la porta di casa; un gesto che serviva ad essere risparmiati dall’ultima piaga di Egitto. E l’agnello veniva mangiato arrostito. Poi, con il cristianesimo, il simbolo si trasforma e l’agnello diventa immagine di Cristo sacrificato per la salvezza dell’umanità. Da qui, la tradizione ormai più culturale che religiosa, di mangiare l’agnello, associato ai valori della resurrezione e della speranza.

La versione vegetariana

E chi è vegetariano? In tempi ormai ‘politicamente corretti’ non può mancare la versione veg. E così c’è chi si diletta tra bocconcini di soia con vino e carciofi o costolette di seitan con patate arrosto.

Le altre specialità regionali

Agnello a parte, ci sono poi infinite varietà locali sui cibi che affolleranno le nostre tavole domenica di Pasqua. Dal casatiello campano, ormai esportato ovunque, farcito con uova, salame, mozzarella, con la variante ‘irpina’ meno pepata, alla pizza con le erbe ripiena con scarola ripassata con uvetta, acciughe, pinoli e olive; dai passatelli in brodo alla ‘pagnotta di Pasqua’, una pasta lievitata tipo brioche a metà tra dolce e salato con uvetta e aroma di anice (tipico menù dell’Emilia Romagna) fino al pane 'coccoi', con le uova ‘incastonate’, tipico della tradizione sarda o la celebre pizza al formaggio dell’Umbria o le ‘pecorelle’ di marzapane, prelibato dolce della Sicilia.

La ricca colazione pasquale e i dolci

Una nota a parte merita però la colazione pasquale nel centro Italia e in particolare nel Lazio e a Roma. Qui, appena svegli si trova già la tavola imbandita con numerose prelibatezze: uova sode, salame corallina, formaggio, coratella con carciofi, torta al formaggio e, come tocco di dolce, ovetti di cioccolato in abbondanza. Un rito immancabile, tra dolce e salato, che si consuma la mattina per interrompere il digiuno quaresimale. Una colazione tanto ricca che però nulla toglie poi all’abbondanza del pranzo poche ore dopo. A chiudere i pranzi luculliani pasquali tutti uniti dai dolci: uovo di cioccolato, colomba - che non piace a tutti ma non manca mai – pastiera e chi più ne metta. Perché è vero c’è la tradizione ma poi ognuno si diletta come può e come vuole.