La vicenda legata all'autenticità del quadro approda in tribunale nel 2019 quando i due proprietari dell'opera vengono accusati di contraffazione e l'opera viene sequestrata e portata nei depositi del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale a Roma, dove si trova tuttora in attesa del dissequestro (la legge prevede infatti che in questi casi i falsi debbano essere sottratti al mercato e distrutti).
La sentenza: non è un falso Van Gogh
Pochi giorni fa il giudice Filippo Lagrasta del Tribunale di Vicenza ha assolto i due vicentini dai reati loro ascritti perché "il fatto non costituisce reato". Non solo. Il magistrato ha ordinato la restituzione del quadro agli attuali proprietari, ovvero Cipriano Tessarolo (titolare del quadro al 65%) e Maria Antonietta Gasparoni (titolare del restante 35%), vedova di Umberto Ferrigato, l'uomo che per anni ha lottato per vedere riconosciuta l'originalità di quel dipinto.
Tradotto: non si tratta di un falso e per questo non deve essere distrutto.
E' un Van Gogh autentico?
L'iter per certificare la sua autenticità, spiega Ravagnan che ha condotto la difesa dei proprietari insieme al collega Giuseppe Melzi, non è certo una passeggiata. Nonostante il coinvolgimento di Hammacher, il più grande studioso di Van Gogh, già direttore del Museo a lui intitolato, è difficile stabilire l'autenticità del quadro.
A maggior ragione per un dettaglio: il rosso di cadmio dei tetti della fattoria sullo sfondo ottenuto con pigmenti non esistenti nel 1888 (ma che potrebbero essere frutto di una "anteprima" di prodotti concessa ai più noti artisti del tempo o di una ristrutturazione successiva).
"Una cosa è certa: la sentenza stabilisce che non è una crosta - prosegue l'avvocato Ravagnan - il giudice ha cosi' salvato l'opera dalla sua distruzione e assolto i due professionisti vicentini prendendo atto della buona fede dei due".
La battagla legale e il suo reale valore
E il valore del quadro? Facile immaginare come la battaglia legale, per i proprietari del quadro, si sia trasformata negli anni in una battaglia di principio, anche a fronte di cifre importanti spese per perizie e controperizie alla ricerca della vera paternità di quell'opera.
"Il Museo Van Gogh di Amsterdam non ha mai detto che è un falso - prosegue l'avvocato Ravagnan - ha semplicemente detto: "per il momento non lo ritengo un originale, ma non escludo che lo faro'". Come a dire che la questione viene lasciata aperta a chi, a fronte di una spesa sicuramente importante ma irrisoria rispetto al suo reale valore, come un 3/5% di quanto stimato, vorrà condurre una battaglia in nome dell'arte, per lo più con una ragionevole probabilità di successo finale".