AGI - Quasi 4 minori consumatori su 10 hanno iniziato a consumare energy drink prima dei 12 anni, e in alcuni casi addirittura prima dei 9. È questo il dato che emerge da uno studio del Gruppo di Studio Adolescenza della Società Italiana di Pediatria (SIP), condotto su 430 ragazzi tra i 9 e i 17 anni. I risultati sono stati pubblicati su Italian Journal of Pediatrics.
Se il consumo frequente riguarda circa il 10% del campione, il 65% degli intervistati ha dichiarato di aver assunto almeno una volta bevande energetiche. Ma il dato più preoccupante è la precocità dell'esposizione: il 39,2% ha iniziato prima dei 12 anni e il 49% tra i 12 e 14. E questo nonostante il fatto che le principali società pediatriche raccomandano di evitarne il consumo sotto i 18 anni.
A differenza di altri Paesi europei, in Italia non esiste oggi alcun limite di età per l'acquisto degli energy drink, liberamente disponibili nei supermercati e promossi anche attraverso lo sport, i social media e la pubblicità. Proprio nei giorni scorsi, invece, il Governo britannico ha confermato che da aprile 2027 in Inghilterra sarà vietata agli under 16 la vendita delle bevande energetiche ad alto contenuto di caffeina, quelle con oltre 150 milligrammi per litro. Il divieto riguarderà tutti i canali di vendita: negozi, bar e ristoranti, distributori automatici e piattaforme online.
Gli effetti sulla salute: "Non sono semplici bibite"
"Le bevande energetiche non sono semplici bibite", afferma Rino Agostiniani, presidente della Società Italiana di Pediatria. "Quando parliamo di energy drink parliamo di un concentrato di stimolanti. Non agisce solo la caffeina, ma un insieme di sostanze (taurina, guaranà, L-carnitina etc) che possono avere un effetto sinergico. Nei bambini e negli adolescenti - continua - questi 'mix' non sono adeguatamente studiati. Ecco perché andrebbero evitate nei minori di 18 anni e sotto i 12 anni l'attenzione deve essere ancora maggiore: non esiste una dose sicura, perché il cervello e il sistema cardiovascolare sono ancora in pieno sviluppo e l'organismo è più vulnerabile agli effetti della caffeina e degli altri stimolanti".
Nel dettaglio clinico entra Elena Bozzola, del Gruppo di Studio Adolescenza SIP: "Le evidenze scientifiche indicano che i possibili rischi riguardano il sistema cardiovascolare e quello neurologico. In particolare vi è il rischio di un aumento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca; nei soggetti predisposti sono stati descritti disturbi del ritmo cardiaco, che possono essere pericolosi in quei soggetti in cui non si è ancora giunti alla diagnosi di una patologia cardiaca. A questo si aggiungono disturbi del sonno, irritabilità, ansia e interferenze con i meccanismi di maturazione cerebrale, in una fase in cui il sistema nervoso è ancora in evoluzione. E un dato su cui bisogna riflettere è che è facile reperirli. Le ragioni più frequenti per cui i partecipanti hanno iniziato ad assumere bevande energetiche sono state il fatto di averle trovate al supermercato, i consigli degli amici e la pubblicità su internet o in televisione".
Falsa sicurezza, consumo in famiglia e atleti a rischio
Oltre la metà degli adolescenti intervistati (52%) riconosce che le bevande energetiche possono comportare rischi per la salute. Ma quando si analizzano le risposte più in dettaglio emergono forti lacune: più del 55% non conosce le linee guida ufficiali e quasi un ragazzo su quattro ritiene che siano sicuri in adolescenza. La consapevolezza appare quindi più intuitiva che realmente informata. I ragazzi percepiscono un rischio generico, ma non conoscono le conseguenze concrete.
Lo studio evidenzia un elemento spesso sottovalutato: in oltre il 40% dei casi almeno un familiare consuma energy drink. Quando queste bevande sono presenti nella quotidianità domestica, i ragazzi iniziano prima, le consumano più frequentemente e percepiscono meno i rischi. Non è solo una questione di disponibilità del prodotto, ma di normalizzazione del comportamento.
"Il modello genitoriale resta uno dei fattori più potenti nella costruzione dei comportamenti di salute", sottolinea Agostiniani. "La prevenzione non può essere rivolta solo ai ragazzi: serve un'alleanza con le famiglie", aggiunge.
Lo studio ha analizzato quattro gruppi: atleti, pazienti con disturbi del comportamento alimentare, altri pazienti ricoverati per diverse patologie e un gruppo di controllo di soggetti sani. "Il fenomeno del consumo precoce non riguarda solo contesti di fragilità clinica ma attraversa tutti i gruppi, compresi adolescenti sani e sportivi", prosegue Bozzola. "Un dato interessante riguarda gli atleti: risultano tra i più consapevoli dei rischi legati al consumo - inclusi tachicardia, ansia e insonnia - ma quasi la metà riferisce comunque un consumo almeno occasionale", aggiunge.
La facilità con cui gli energy drink possono essere acquistati contribuisce a renderne il consumo normale anche tra i più giovani. In Italia, a differenza di quanto sta avvenendo in altri Paesi europei, non sono previsti limiti di età alla vendita. Eppure, oltre un terzo degli adolescenti coinvolti nello studio si dichiara favorevole all'introduzione di regole più restrittive. "Abbiamo davanti un fenomeno diffuso, precoce e ancora sottovalutato", dice Agostiniani. "I dati ci dicono che servono più informazione, più prevenzione e una riflessione seria su possibili misure di tutela. La salute dei nostri ragazzi viene prima di qualsiasi strategia commerciale", conclude.