AGI - Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, i genitori della 'famiglia nel bosco', hanno rivolto un nuovo appello - attraverso un video messaggio diffuso sui social dal loro avvocato Simone Pillon - per riavere indietro i loro tre figli, che al momento potranno riavvicinarsi a loro in maniera graduale su decisione del giudice del Tribunale per i minorenni de L'Aquila.
"La tanto attesa decisione è arrivata, spezzandoci il cuore" ha esordito Catherine, alla quale suo marito Nathan ha fatto eco con queste parole: "I nostri tre figli sono separati da casa e dai loro genitori da ormai dieci mesi e ora dovranno fare avanti e indietro senza una chiara prospettiva per il loro futuro, rimanendo in una casa famiglia per chissà quanto tempo".
Nathan: "Siamo preoccupati per la salute dei nostri figli"
L'ex cavallerizza australiana ha poi aggiunto: "Rimaniamo convinti dell'urgenza di riportare i nostri preziosi bambini alla sicurezza, alle cure e all'amore della loro famiglia". E Trevallion: "Siamo profondamente preoccupati per la loro salute e per il loro benessere".
"I medici che li hanno in cura ci hanno detto che la loro salute è in grave pericolo e che bisogna riportarli immediatamente a casa" ha sottolineato Catherine, con Nathan che ha fatto cenno anche all'istruzione dei tre bambini: "Ora saranno iscritti alla scuola pubblica, nonostante abbiamo presentato un programma dettagliato di istruzione domiciliare simile a quello finora seguito fino a oggi nella casa famiglia".
E Catherine: "Riteniamo che questa decisione non rispetti i nostri diritti e quelli dei nostri figli", annunciando che faranno ricorso contro la decisione del Tribunale per i minorenni de L'Aquila, "prendendo in considerazione la condizione di salute dei nostri figli e il loro diritto all'istruzione domiciliare" ha detto l'ex chef britannico.
Trevallion: "La nostra storia possa essere una luce di cambiamento"
"Abbiamo scelto l'Italia per la sua libertà e i diritti che tutelano migliaia di famiglie, che hanno optato per l'istruzione parentale, rispettando i legami familiari e la cultura rurale" ha sottolineato Catherine. E Trevallion ha aggiunto: "Abbiamo collaborato e continueremo a farlo, impegnandoci anche in momenti di estremo stress e di costante preoccupazione per i nostri figli, consapevoli della loro sofferenza quotidiana. Con grande coraggio molti ci hanno scritto, condividendo con noi le loro storie e rivelandoci quanti bambini e famiglie - in Italia e nel mondo - sono costretti a subire perché separati dai loro genitori e dalle loro case. Ci auguriamo che il dolore della nostra storia possa essere una luce di cambiamento, un cammino verso la libertà per tutti".