Morta suicida Denise, figlia di Lea Garofalo

Scritto il 10/09/2026
da agi

AGI - Si è tolta la vita a 35 anni Denise, la figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo. La notizia, anticipata da Avvenire, è stata confermata ad AGI.

La mamma, coraggiosa testimone di giustizia, aveva la stessa età quando fu assassinata brutalmente a Milano il 24 novembre del 2009 dal compagno Carlo Cosco e da un complice, Rosario Curcio, originari di Petilia Policastro, in provincia di Crotone, personaggi di primo piano della ’Ndrangheta calabrese trapiantata in Lombardia. Lea Garofalo aveva tentato con ogni mezzo di garantire un futuro migliore alla figlia Denise, innescando uno scontro con Cosco, fino alla tragedia finale: sequestrata con uno stratagemma, uccisa e il suo corpo disciolto nell’acido e fatto sparire a San Fruttuoso, vicino a Monza.

Le condanne per l’omicidio

Per l’omicidio di Lea Garofalo, il cui corpo venne bruciato, la Corte d'Assise d'Appello di Milano ha confermato nel 2013 la condanna all'ergastolo per Carlo Cosco, l'ex compagno di Lea Garofalo. Ergastolo anche per Vito Cosco, Rosario Curcio e Massimo Sabatino. È stato invece assolto Giuseppe Cosco che in primo grado era stato condannato all'ergastolo. I giudici hanno 'cancellato' il carcere a vita anche per il pentito Carmine Venturino, condannato a 27 anni, al quale sono state concesse le attenuanti generiche. Proprio Venturino ha contribuito alla rilettura della vicenda iniziando a collaborare dal carcere coi pm nel luglio del 2012 e facendo ritrovare i resti di Lea Garofalo in un campo in Brianza. Il funerale di Lea Garofalo è stato celebrato a ottobre 2013 a Milano.

Le tappe della vicenda

La vicenda di Lea Garofalo inizia nel 2002 quando, come testimone di giustizia, viene sottoposta insieme alla figlia Denise a un programma di protezione provvisorio. Ai magistrati della Procura distrettuale Antimafia di Catanzaro aveva raccontato le faide interne tra la sua famiglia e quella del suo ex compagno Carlo Cosco, entrambe legate alla 'ndrangheta.

2006: lo Stato revoca il programma di protezione con la motivazione che le dichiarazioni della donna non hanno avuto «autonomo sbocco processuale e gli elementi informativi raccolti erano insufficienti circa l'attendibilità». Nello stesso anno, però, il Consiglio di Stato ribalta questa decisione e alla Garofalo viene ridato il programma di protezione.

La scomparsa della testimone di giustizia

Aprile 2009: Lea Garofalo rinuncia al programma di protezione.

25 novembre 2009: la donna scompare. Non si presenta alla stazione Centrale di Milano dove ha appuntamento con la figlia per tornare in Calabria. Denise Cosco e Carlo Cosco, figlia ed ex compagno e convivente di Lea, ne denunciano ai carabinieri di Milano la scomparsa. La testimone era stata convinta da Cosco a raggiungerlo a Milano per trascorrere qualche giorno con la figlia e parlare del futuro della ragazza. L'ultima immagine che parla di lei è un video girato con le telecamere di sorveglianza mentre sale sulla Chrysler Voyager con alla guida Cosco.

La svolta nelle indagini

18 ottobre 2010: svolta nelle indagini. Il gip di Milano emette sei ordinanze di custodia cautelare, di cui due, quelle a Carlo Cosco e Massimo Sabatino, notificate in carcere perché entrambi erano stati arrestati qualche mese prima per un precedente tentativo di sequestro della Garofalo. Secondo il gip si è trattato di una vera e propria esecuzione ordinata da Cosco, che almeno quattro giorni prima del rapimento avrebbe predisposto un piano contattando i complici e organizzando tutto: il furgone dove è stata caricata a forza, il magazzino dove interrogarla per capire quello che aveva raccontato ai giudici, la pistola per ucciderla «con un solo colpo» e infine l'appezzamento, vicino a Monza, dove si ritiene sia stata sciolta in cinquanta litri di acido. La distruzione del cadavere ha avuto lo scopo di «simulare la scomparsa volontaria» della collaboratrice e assicurare l'impunità degli autori materiali dell'esecuzione. Oltre a Carlo Cosco e Massimo Sabatino, gli altri quattro destinatari del provvedimento sono i fratelli di Carlo Cosco e altre due persone, di cui una accusata di distruzione di cadavere.

La sentenza del 2012

30 marzo 2012: la Corte d'Assise di Milano condanna i tre fratelli Carlo, Vito e Giuseppe Cosco, Massimo Sabatino, Carmine Venturino e Rosario Curcio per avere, a vario titolo, sequestrato e ucciso la testimone di giustizia e poi averla sciolta nell'acido. Per la figlia di Lea Garofalo, Denise, che si è costituita parte civile contro il padre, Carlo Cosco, è stato disposto un risarcimento di 200mila euro.

La collaborazione di Carmine Venturino

Luglio 2012: dal carcere Carmine Venturino scrive delle lettere agli inquirenti nelle quali racconta che Lea Garofalo venne «uccisa materialmente da Carlo e Vito Cosco», strangolata con la corda di una tenda, dopo essere stata sequestrata a Milano il 24 novembre del 2009. «Dal 25 novembre - chiarisce il pentito - è iniziata la distruzione del cadavere, che non è stato sciolto nell'acido, ma carbonizzato fino a dissolverlo completamente». La versione del pentito ha scagionato gli altri due imputati condannati all'ergastolo, Sabatino e Giuseppe Cosco. Venturino ha dato anche indicazioni per trovare i resti della vittima in un campo a San Fruttuoso.