AGI - Un recente studio della Fondazione Foresta ETS getta una luce inquietante sulle dimensioni del disagio giovanile: tra i 1.400 studenti e studentesse delle scuole superiori che hanno risposto al questionario, ben 214, pari al 15,3% (circa uno ogni sette) hanno raccontato di aver pensato almeno una volta nell'ultimo anno di togliersi la vita. Per 123 di loro, l'8,8% dell'intero campione, questi pensieri si sono presentati più di "qualche volta" o addirittura spesso. E il 23% di loro non si è rivolto a nessuno per chiedere aiuto. Sono alcuni dei risultati dell'indagine svolta nell'anno scolastico 2025/26, nell'ambito del Progetto Scuole, fra ragazzi e ragazze in gran parte diciottenni e diciannovenni.
I numeri
Secondo i dati ufficiali diffusi dall'Istituto Superiore di Sanità nel settembre 2026 infatti, nel 2023 in Italia sono morte per suicidio 3.830 persone di età superiore ai 15 anni. Il rapporto ISTAT sulle cause di morte, pubblicato nel maggio 2026, segnala che tra i più giovani i tassi erano aumentati nel 2021 e sono poi rimasti sostanzialmente stabili fino al 2023.
Le cause
Pietro Aliprandi, medico psicoterapeuta che ha curato l'analisi e l'interpretazione dei dati, sottolinea che quasi quattro studenti su dieci riportano sintomi depressivi, oltre la metà sintomi d'ansia; il 12,6% riferisce comportamenti autolesivi e il 34,3% racconta di aver subito ripetutamente episodi di bullismo, a scuola o in rete. Tra chi è stato preso di mira dai compagni si incontrano più spesso solitudine, tristezza e pensieri suicidari.
Uno degli aspetti più significativi riguarda però la famiglia. Non è la separazione dei genitori a distinguere i ragazzi che riferiscono pensieri suicidari dagli altri. Pesa, invece, il sentirsi soli e incompresi, anche a casa propria. Fra chi ha subito bullismo, ha avuto pensieri suicidari il 34% di chi non si sente ascoltato dai genitori, contro il 17% di chi dice di poter parlare con loro. "Da oltre vent'anni incontriamo gli studenti nelle scuole e vediamo cambiare le loro paure e il modo di esprimerle".
Il ruolo della separazione dei genitori
"In passato - continua Aliprandi - abbiamo guardato molto alle trasformazioni della famiglia, ma questi dati ci ricordano che sarebbe riduttivo fermarsi alla sua struttura. Un ragazzo può vivere con entrambi i genitori e sentirsi comunque profondamente solo. Quel che conta è come percepisce le relazioni intorno a sè, il giudizio degli altri, le aspettative e le possibilità che immagina per il futuro. è cambiato il suo modo di stare nel mondo, e noi adulti dobbiamo imparare a comprenderlo", osserva il professor Carlo Foresta, presidente della Fondazione Foresta ETS.
I progetti per il futuro
Una differenza emerge anche guardando ai progetti familiari per il futuro. Fra gli studenti che riferiscono pensieri suicidari, solo il 56,5% desidera avere figli, contro il 75,4% dei coetanei. Il divario è statisticamente significativo anche tenendo conto dell'età e del genere. Questo non significa che la scelta di non avere figli sia un segnale di disagio, ma invita a comprendere meglio come il disagio giovanile impatti anche sulla visione che i ragazzi hanno del proprio futuro. "Questi risultati devono far riflettere soprattutto noi adulti - continua Foresta -. Abbiamo cambiato il mondo nel quale i ragazzi crescono, e forse non sempre siamo capaci di capire che cosa questo comporti per loro. Non dobbiamo chiederci soltanto in quale famiglia crescano, ma se abbiano qualcuno con cui parlare quando non stanno bene. Bisogna ascoltare le paure dei ragazzi, quello che si aspettano dalla vita, il modo in cui vivono il rapporto con gli altri. E bisogna farlo prima che la sofferenza diventi un problema da affrontare nell'emergenza.
Un insegnante, un genitore, un educatore possono fare molto, a patto di non sottovalutare il silenzio o liquidare la sofferenza come una difficoltà passeggera". Secondo la Fondazione Foresta occorre rendere gli spazi di ascolto più accessibili nelle scuole, preparare insegnanti ed educatori a riconoscere i segnali di disagio e non lasciare soli i genitori nel dialogo con i figli. Il primo obiettivo è raggiungere quei ragazzi che, pur avendo pensato di togliersi la vita, non si sono rivolti a nessuno per chiedere aiuto.