Omicidio di Milano: "C'ero ma non l'ho ucciso io", Jefferson Smith resta in carcere

Scritto il 08/06/2026
da agi

AGI - Convalida del fermo e custodia cautelare in carcere per Jefferson Smith Echevarra Verano, il 19enne peruviano accusato di avere ucciso il 22enne Gianluca Ibarra Silvera, accoltellato alla stazione di Milano Certosa la sera del 22 maggio. Lo ha deciso il gip Sara Cipolla, accogliendo quanto sollecitato dal pm Elio Ramondini, dopo l'interrogatorio reso in mattinata dal ragazzo che ha negato con forza ogni addebito: "Non l'ho ucciso io, ero sul luogo ma non sono l'assassino. Io avevo solo una pietra in mano, non l'ho accoltellato", si è giustificato. 

Il 19enne peruviano era stato fermato con l'ipotesi di reato di omicidio aggravato dalla premeditazione e dal numero degli aggressori, 17. 

La difesa del 19enne, "elementi deboli nell'impianto accusatorio" 

"Prendiamo atto della convalida - afferma Stefano Afrune, il legale dell'indagato - ma a nostro parere ci sono molti elementi deboli nella ricostruzione della Procura. Il mio assistito ha risposto a tutte le domande respingendo con grande fermezza le accuse e fornendo un'altra ricostruzione ricca di dettagli e diversa da quella del pm che ipotizza un omicidio per 'scambio di persona". 

L'indagato ha ammesso di essere un latin king e spiegato che il delitto è avvenuto nel contesto di una lite tra persone appartenenti al suo gruppo e la famiglia MS13. "Il mio assistito ha riferito che sarebbe dovuta essere una rissa e ha detto di essere arrivato quando l'azione era già terminata - prosegue Afrune -. Sostiene, inoltre, di non avere mai conosciuto Ibarra. Il fatto che si sia trattato di un conflitto tra gang è confermato dalla circostanza che sin dal giorno dopo l'omicidio sono arrivate contro il mio assistito e la sua famiglia minacce dalla pandilla rivale". 

Ricostruzione della testimonianza

La ricostruzione della procura si basa, invece, sulla testimonianza del fratello 20enne della vittima, il quale dal "suo nascondiglio, attratto dalle urla del fratello aggredito, vedeva a pochi metri di distanza che il gruppo aveva raggiunto" Gianluca "facendolo cadere in avanti e circondandolo, colpendolo con pietre, coltelli e cocci di bottiglie, e dopo che si era girato dalla posizione prona a quella supina, attingendolo ulteriormente con fendenti al tronco e agli arti superiori e inferiori e, alla fine dell'aggressione, trascinandolo per alcuni metri per buttarlo all'interno di una stretta e profonda intercapedine". Gli indagati al momento sono otto.