Nordio: "Nessun intento persecutorio sulla magistratura"

Scritto il 31/01/2026
da agi

AGI - Non esiste alcun "intento persecutorio" da parte del governo nei confronti della magistratura. È il concetto espresso dal ministro della Giustizia Carlo Nordio nel suo intervento all'inaugurazione dell'anno giudiziario presso la Corte d'Appello di Milano. "Se dovesse prevalere il sì al referendum - spiega il Guardasigilli - lungi dall'avere intenti persecutori, come qualcuno dice, inizieremmo subito, il giorno dopo, un dialogo con la magistratura, l'avvocatura e il mondo accademico per la seconda parte della riforma che è quella delle norme attuative. Con la riforma noi abbiamo enfatizzato quella che è l'autonomia e l'indipendenza e quindi consentirmi di dire che veramente trovo blasfemo, cioè irriverente verso il Parlamento, volere attribuirgli una volontà che nessuno ha mai avuto". 

Per Nordio, "la riforma non avrà e non deve avere effetti politici. Questa legge non è fatta né contro nessuno né a favore di nessuno. Non è per punire la magistratura e non è per rafforzare il governo che non ha bisogno di essere rafforzato".

La pg di Milano, "riforma inutile e punitiva"

Riforma "inutile e punitiva". E' il giudizio della procuratrice di Milano, Francesca Nanni, sulla riforma oggetto del referendum. "Ritengo sia ininfluente rispetto alle disfunzioni attuali alcune delle quali, come l'acritica, eccessiva adesione del pubblico ministero alle ipotesi formulate dalle forze dell'ordine, circostanza spesso segnalata dai difensori, sono destinate probabilmente ad aumentare - ha detto l'alta magistrata nel suo discorso -. Dalla sostanziale inutilità della riforma in oggetto a correggere le attuali pesantissime carenze deriva il dubbio che si tratti di un intervento con un carattere prevalentemente punitivo che, viste le condizioni in cui la quasi totalità degli uffici di Procura è stata costretta a lavorare negli ultimi anni, sinceramente non ci sentiamo di meritare. Stiamo sprecando tempo e risorse, senza contare il clima di gravissima tensione che porta a radicalizzare le posizioni e che ostacola un sereno dialogo e un corretto svolgimento del lavoro, a scapito di altre riforme, volte ad esempio a una equilibrata opera di semplificazione e armonizzazione delle procedure, a una migliore organizzazione degli uffici oltre a un potenziamento degli strumenti necessari per garantire l'effettività della pena intesa innanzitutto come possibilità di fornire risposte definitive in tempi certi e adeguati e di assicurarne l'esecuzione". 

La riforma e i tempi della giustizia secondo Ondei

Per il presidente della Corte d'Appello milanese, Giuseppe Ondei, la possibile riforma della giustizia "non inciderà in alcun modo sui tempi della giustizia, non la renderà più efficiente e non contribuirà a eliminare gli errori". Ondei ha precisato che non intende esprimere valutazioni politiche, ma ritiene necessario fare "chiarezza tecnica" sugli aspetti che stanno emergendo dal dibattito pubblico, i quali sono "del tutto fuorvianti". La domanda cruciale è se la riforma inciderà sul miglioramento dei tempi. La risposta tecnica è "netta e difficilmente smentibile": questa riforma non inciderà in alcun modo sui tempi della giustizia, che a livello nazionale sono "insopportabilmente lunghi". Purtroppo, il cittadino che vuole separarsi o divorziare dovrà ancora attendere anni; l'imprenditore che vuole recuperare un credito dovrà accettare tempi inconciliabili con le esigenze imprenditoriali; e la parte offesa sarà ancora esposta al rischio concreto che il reato si prescriva o che il processo diventi improcedibile.

Carenze di organico e malagiustizia

Quanto all'efficienza, Ondei sostiene che la riforma non la migliorerebbe. "Questa non è un'opinione, ma un fatto". Si continuerà, infatti, a lavorare con carenze di organico che nel Distretto di Milano sfiorano il 40%, fronteggiate solo grazie allo spirito di sacrificio dei dipendenti pubblici. Si continuerà a lavorare con carenza di mezzi informatici, in un contesto che ambisce a digitalizzare i processi in una logica perdente. Infine, Ondei riflette sulla "malagiustizia". Pur criticando aspramente i casi occorsi, che sono statisticamente contenuti, e pur invocando la giusta punizione dei magistrati che li cagionano (il "legno storto" della Giustizia), è facile rilevare che la riforma non avrà alcuna incidenza diretta e immediata su tale patologico svolgimento dell'attività giudiziaria.

Il procuratore Gratteri e la velocità dei processi

Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, che lo scorso anno non partecipò alla cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario, spiega la sua presenza quest'anno con la necessità di spiegare "per quale motivo bisogna votare no" al referendum. Da sempre critico, Gratteri ribadisce che "tutte queste riforme sulla giustizia che stanno facendo non servono assolutamente a velocizzare i processi e a dare risposte alle persone che hanno bisogno di giustizia".

No all'uso strumentale del nome di Falcone

Per Matteo Frasca, presidente della Corte d'Appello di Palermo, "si sta utilizzando strumentalmente il nome di Giovanni Falcone", il quale aveva posto il tema della separazione delle carriere tra quelli di rilievo. Frasca sottolinea che, contrariamente a quanto attribuitogli dai sostenitori della riforma, Falcone non ne era un sostenitore apodittico, ma l'aveva posta all'attenzione degli addetti ai lavori come argomento sul quale confrontarsi, analogamente all'altrettanto spinoso tema dell'obbligo dell'azione penale.