AGI - "I giornalisti interni della redazione di Report, preso atto della decisione arbitraria, non ancora motivata, dell'azienda di sostituire Sigfrido Ranucci alla conduzione del programma, sostengono e condividono tutte le rivendicazioni espresse dal gruppo degli inviati, che hanno annunciato, in assenza di un ripensamento da parte della Rai, di essere pronti ad abbandonare il programma". È quanto si legge nel comunicato dell'Assemblea dei giornalisti di Report, che proclama lo stato di agitazione e si riserva di mettere in atto ulteriori iniziative di lotta democratica, compreso lo sciopero.
Restano in carcere i due accusati dell'attentato
Restano in carcere i due uomini accusati dell'attentato ai danni del giornalista. Il gip di Roma Livio Sabatini ha respinto l'istanza presentata dopo l'interrogatorio dagli avvocati dei due uomini, su quattro persone totali, accusati di aver fatto esplodere una bomba carta davanti alla proprietà dell'ex conduttore di Report a Pomezia, vicino a Roma. Il pm Edoardo De Santis aveva dato parere negativo. Secondo quanto si legge nel provvedimento del giudice, i due interrogati avrebbero fornito "dichiarazioni rivelatesi, in numerose parti, reticenti nella ricostruzione completa della vicenda e contraddette dalle risultanze delle intercettazioni". Non sono quindi "stati forniti elementi utili per superare la presunzione di adeguatezza della custodia cautelare in carcere", si legge ancora nell'atto.
La difesa dell'identità di Report
"Report non può esistere senza i suoi inviati e senza la sua redazione, produzione, filmmaker e montatori che negli anni hanno maturato specifiche competenze e lavorano per garantire un prodotto di qualità, espressione autentica del servizio pubblico. Solo un più che solido vissuto professionale e l'autorevolezza conquistata sul campo possono infatti far fronte alle necessità di produzione e alle specificità investigative di una trasmissione complessa, delicata e di altissimo valore civile, come Report ha dimostrato di essere nel corso della sua lunga storia, offrendo al pubblico un contributo ispirato ai più autentici valori repubblicani", si legge nel comunicato.
Le critiche alla scelta dell'azienda
I giornalisti interni di Report, prosegue la nota, «non sono disposti, in alcun modo, ad accettare imposizioni calate dall'alto che, non rispondendo a questi criteri, sono ascrivibili a una matrice puramente politica che snatura totalmente la vocazione e il Dna del programma».
La redazione esprime inoltre sconcerto per il metodo usato dall'azienda nella scelta unilaterale e senza condivisione dei nuovi conduttori, annunciati alle agenzie di stampa prima che alla squadra. I giornalisti chiedono all'azienda di correggere le decisioni prese, ritenute non accettabili da chi si è sempre riconosciuto nell'identità e nei valori di Report, sottolineando che tali decisioni potrebbero costringere alcuni professionisti a compiere scelte lavorative diverse.
Viene inoltre richiesto il diretto coinvolgimento della redazione nelle scelte aziendali, al fine di preservare autonomia e indipendenza di un presidio fondamentale del servizio pubblico. Per questo motivo l'assemblea dei giornalisti ha proclamato lo stato di agitazione e non esclude ulteriori iniziative, compreso lo sciopero.
Il sostegno del Cdr Approfondimento
Il Cdr Approfondimento ha dichiarato di sostenere l'assemblea dei giornalisti interni di Report, che all'unanimità ha fatto proprie le rivendicazioni degli inviati che hanno minacciato di lasciare il programma.
Il Cdr si unisce allo stato di agitazione della redazione e chiede alle rappresentanze sindacali, Usigrai e Stampa Romana/Fnsi, di esplorare tutte le misure di mobilitazione possibili a sostegno della redazione. Inoltre invita gli altri Cdr della Rai, le organizzazioni sindacali e tutti i colleghi a sostenere la battaglia per la tutela del giornalismo d'inchiesta nel servizio pubblico.
La nota conclude con l'invito rivolto all'azienda a mostrare maggiore sensibilità verso le prescrizioni previste dalla legge e dagli accordi sindacali nel rapporto con i giornalisti della Direzione Approfondimento.
L'intervento di Barbara Floridia
«Sono molto preoccupata per il futuro di Report. In questi giorni ho espresso, a nome di tutta la comunità del M5S, totale sostegno a Sigfrido Ranucci. Ora la battaglia più grande è salvare Report», afferma in una nota la senatrice Barbara Floridia, già presidente della Commissione di Vigilanza Rai.
Secondo Floridia, il rischio concreto è che il programma possa non riuscire ad andare in onda il prossimo 8 novembre. La senatrice sottolinea di aver trovato «chiare e coraggiose» le dichiarazioni degli inviati storici della trasmissione e definisce la settimana in corso come decisiva per il futuro del programma.
«Se la Rai confermerà l'assetto deciso dall'alto, gli inviati hanno già detto che se ne andranno in blocco. E senza di loro Report semplicemente non esisterà più», afferma.
Floridia conclude con un appello rivolto alla Rai: «Ascoltate chi ha costruito Report sul campo, facendolo diventare un punto di riferimento per il giornalismo investigativo, per l'informazione del servizio pubblico e uno dei programmi più amati dagli italiani. Non distruggete Report».