AGI - Minacce, sì, ma autoprodotte. Lettere, ordigno artigianale e proiettili mandati a se stesso. È l'ipotesi della procura di Vicenza che indaga su Adriano Cappellari, il giornalista di Enego sotto scorta.
I carabinieri di Bassano del Grappa hanno eseguito un decreto di perquisizione personale, domiciliare e informatica emesso dai pm vicentini nei suoi confronti, contestandogli i reati di incendio, calunnia e simulazione di reato continuato, procurato allarme e truffa in danno di ente pubblico. L'inchiesta è nata il 30 maggio scorso, quando i militari dell'Arma di Enego hanno effettuato un intervento a casa di Cappellari, collaboratore esterno di testate giornalistiche locali, dove era esploso un ordigno che aveva causato danni anche alle abitazioni confinanti. Le fiamme sprigionatesi dopo la deflagrazione erano state poi spente dai vigili del fuoco mentre il giornalista filmava tutto con lo smartphone.
Le riprese della videosorveglianza
Dalle riprese del sistema di videosorveglianza privato in uso alla famiglia Cappellari, si era vista una persona con il corpo coperto da una tuta e il volto non visibile che, dopo aver lanciato all'interno della proprietà una busta, metteva in prossimità del varco pedonale dell'abitazione un involucro con materiale incendiario ed esplodente, in pratica bombolette da gas da campeggio, contenitori in plastica di alcol e una tanica in plastica con liquido infiammabile insieme ad artifici pirotecnici. La busta conteneva tre fogli con minacce di morte scritte in stampatello maiuscolo con inchiostro rosso nei confronti del giovane giornalista, del presidente del Consiglio Giorgia Meloni e di don Maurizio Patriciello, corredate da foto di lui con don Patriciello e del premier, tutti con i volti cerchiati di rosso e segnati con la lettera X.
Le denunce presentate
Cappellari aveva presentato in precedenza tre denunce per minacce nei suoi confronti (il 5 novembre 2025, l'11 dicembre di quell'anno e poi ancora il 16 febbraio 2026), tutte al commissariato di polizia di Bassano del Grappa. Nella prima denuncia, aveva riferito di aver trovato nella sua cassetta delle lettere una busta bianca con un testo dattiloscritto con minacce di morte e una copia fotostatica di un articolo a sua firma in cui parlava di don Patriciello; un'altra lettera di contenuto analogo era anche arrivata alla redazione del quindicinale in cui l'aveva scritto. A dicembre, poi, altra busta priva di affrancatura con tre cartucce calibro 22 e 4 fogli con frasi minacciose e foto sempre di Cappellari, don Patriciello e Meloni, che secondo quanto lui aveva detto erano stati trovati dal padre all'interno della cassetta delle lettere dell'abitazione familiare. Infine, il 16 febbraio scorso una terza busta indirizzata a don Patriciello ancora con minacce di morte sempre a loro tre e altre foto del giornalista con il prete e della premier.
La misura di protezione
Dal 6 novembre 2025 Cappellari aveva avuto prima un servizio di vigilanza generica e poi, dopo il 20 maggio 2026, un dispositivo di protezione a tutela con l'uso di una vettura istituzionale e l'impiego di due militari specializzati, servizio di cui aveva usufruito anche per gli spostamenti in occasione di eventi pubblici, come la Partita del Cuore a L'Aquila il 13 e 14 luglio.
Gli accertamenti dei carabinieri
Quando era esploso l'ordigno, Cappellari aveva detto di avere sospetti su persone residenti a Enego e nei comuni limitrofi, tanto è vero che per una di queste persone era stato fatto un confronto per vedere se avesse tratti somatici e altezza incompatibili con l'ignoto ripreso dalle telecamere di videosorveglianza. Analisi tecniche sul materiale esploso hanno permesso di risalire a marca e modello dei componenti e, trattandosi di prodotti reperibili su una nota piattaforma di e-commerce, i militari dell'Arma hanno potuto accertare che Cappellari il 25 aprile scorso aveva completato un ordine di quattro cartucce di gas butano-propano della marca individuata dagli artificieri, poi consegnate a mezzo corriere a casa sua, con un pagamento avvenuto con la carta di credito intestata proprio a lui; e che poi il 29 aprile aveva ordinato sei bottiglie da un litro di alcol denaturato della marca utilizzata per quell'ordigno, con consegna il 4 maggio, indicando l'utenza del suo cellulare al corriere. L'altezza del giornalista è compatibile con quella della persona con il volto coperto ripresa dalle telecamere al momento del deposito della busta e dell'innesco del manufatto esplosivo incendiario.