Wenzhou-Malpensa, volo low-cost ma carico ad alto voltaggio. Quindici passeggeri cinesi scendono con l'aria qualunque di chi ha fatto solo shopping duty-free. Invece, dentro trolley e borsoni gonfi, viaggia un piccolo zoo marino vietato: 400 chili di prodotti ittici che l'Europa non vuole vedere nemmeno in fotografia.
C'è l'Arca Asiatica, mollusco che sembra uscito da un acquario di Hong Kong, il Bumalo in salamoia, il Carassio Dorato fresco non eviscerato sì, ancora con gli occhi che guardano il mondo e poi gamberi di fiume, gamberetti essiccati. Roba che, secondo i regolamenti Ue e nazionali, non ha né pedigree sanitario, né tracciabilità, né diritto di esistere sul nostro territorio. Non commestibile per qualità, quantità e provenienza incerta. In pratica, un biglietto di sola andata verso il distruttore.
A fiutare l'anomalia sono stati gli uomini della Guardia di Finanza di Milano, in tandem con i funzionari dell'Agenzia delle Dogane e la Capitaneria di Porto di Genova. Già, perché la Guardia Costiera non controlla solo le navi: ha anche il radar acceso sulla filiera ittica, e qui la filiera partiva direttamente dalle valigie.
Ma non finisce lì. Nello stesso blitz sono saltati fuori 150 chili di vegetali "proibiti" e settanta cosmetici importati in dosi da grossista, ben oltre il limite del "per uso personale". Niente etichette di sicurezza, niente certificazioni, niente nulla. Tutto finito sotto sequestro e poi distrutto, come prevede la legge quando la salute pubblica rischia di diventare un terno al lotto.
L'operazione coordinata, silenziosa, chirurgica racconta molto più di un semplice controllo doganale. Racconta di un fronte comune tra finanzieri, doganieri e marinai in divisa che ogni giorno, negli aeroporti e nei porti, giocano a scacchi con chi pensa di poter trattare l'Italia come un mercato senza regole. E stavolta hanno dato scacco matto.
Perché dietro un carassio dorato senza documenti c'è molto di più: il rispetto delle norme europee sulla sicurezza alimentare, la tutela dell'ambiente (quanti parassiti, quanti inquinanti possono nascondersi in quei prodotti?) e anche la difesa di un'economia che non può permettersi di farsi rifilare merce fantasma e non controllata nei supermercati o nei ristoranti.
I tre corpi hanno parlato con una sola voce: "È la conferma dell'impegno congiunto nel bloccare merci potenzialmente pericolose". Perché lo scalo di Malpensa non è solo l'aeroporto dei milanesi che vanno in vacanza. È anche la porta d'ingresso e di uscita della legalità. E domenica, per fortuna, è rimasta chiusa a doppia mandata.