Sono sei le persone iscritte nel registro delle annotazioni preliminari della Procura di Bologna sul caso di Fakir Abderrahim, morto ieri al Pilastro in via Svevo. Si tratta di quattro operatori dell'ambulanza e dei due poliziotti intervenuti, del commissariato Bolognina Pontevecchio. Si procede per il reato di omicidio colposo, anche in vista degli accertamenti che saranno disposti. Non sono invece iscritti altri cittadini che si vedono nella scena, nel filmato girato da un residente. Le verifiche della procura di Bologna, a partire dagli “accertamenti di natura medico-legale”, serviranno a una “completa ed esaustiva ricostruzione dei fatti”.
Che cos'è il "45 bis"
I pm hanno disposto “l’iscrizione nel procedimento, in apposito Registro modello 45 bis, nei confronti di quanti hanno preso parte alle diverse fasi del prolungato intervento”. Si tratta del nuovo strumento, approvato con decreto del ministro della Giustizia Carlo Nordio: in sostanza, il pm iscrive nel registro degli indagati non nel classico modello 21 ma in una nuova modalità che si configura quando "appare evidente" che il fatto è avvenuto in presenza di una giustificazione.
Lo "scudo penale"
Il ministro Nordio ha rifiutato la locuzione "scudo penale". Ha spiegato che il modello consentirebbe alla persona di “partecipare alle indagini che lo possono interessare senza però essere indagato”, senza subire “l’onta” – come la definisce Nordio – dell’iscrizione nel registro degli indagati. Aveva fatto l'esempio del poliziotto che spara perché viene minacciato con un’arma, del medico nel caso in cui muoia un proprio paziente, di una persona comune che trova un ladro armato in casa. Con la nuova norma è possibile godere di alcune garanzie difensive, come la nomina di propri legali e consulenti di parte, o la partecipazione a perizie balistiche o autopsie.
Paoloni (Sap): "Svolta storica"
“Bene la decisione della Procura di Bologna di iscrivere nell'apposito Registro Modello 45-bis, previsto dall’ultimo Decreto Sicurezza, quanti ieri hanno preso parte alle diverse fasi dell’intervento in zona Pilastro a Bologna”, sono le parole del Segretario Generale del Sap, Stefano Paoloni, ricordando che con la nuova norma “viene evitato l’automatismo dell’atto dovuto e l’iscrizione nel registro degli indagati qualora possano sussistere cause oggettive di giustificazione del reato. Si tratta di un importante passo avanti e di una svolta storica voluta e cercata dal SAP, al fine di meglio tutelare gli operatori delle forze dell'ordine”. Ancora: “L'iscrizione nel registro degli indagati avrebbe comportato importanti conseguenze negative come, ad esempio, il blocco del percorso di carriera. Questo, ovviamente, non significa che se dovessero emergere eventuali responsabilità non si proceda poi con l'avvio del procedimento penale. Non si tratta - precisa - di uno ‘scudo’, ma solo di un primo vaglio di garanzia nei confronti di chi serve il Paese tutti giorni”.
Piantedosi: "Chi usa pregiudizi non si fida di polizia e pm"
Quello applicato agli agenti "non è uno scudo penale, ma la giusta collocazione di un caso all'interno di un'iscrizione in un registro apposito, voluto da una legge del governo Meloni: riguarda persone che sembrano aver partecipato a un fatto con la presenza di una causa di giustificazione". Così il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi al Tg1, esprimendo "dispiacere e grande cordoglio per i familiari" di Fakir - l'uomo morto ieri a Bologna durante un intervento della polizia - e per la "grande tragedia". E "chi ha espressioni pregiudizialmente contrarie alle forze di polizia non ha fiducia in queste, né nella magistratura. È un episodio molto documentato da bodycam e altre riprese fatte".