Nel dibattito sulle politiche pubbliche, il tema dell'equità torna al centro come leva strategica per la crescita e la coesione sociale. Non più soltanto principio etico, ma fattore strutturale di sviluppo economico, stabilità e competitività del Paese. È questo il filo conduttore emerso nel corso del Cnpr Forum Equità e sviluppo, il ruolo delle politiche pubbliche nella crescita, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili presieduta da Luigi Pagliuca.
Ad aprire il confronto è stata Martina Semenzato (Nm), presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta su femminicidi e violenza di genere, che ha sottolineato come l'equità debba essere letta in una prospettiva multidimensionale. Non solo qualità della vita e accesso ai servizi essenziali sanità, istruzione, casa ma anche sport e cultura, strumenti fondamentali di inclusione. Centrale, secondo Semenzato, è l'accesso alle opportunità economiche e lavorative, in particolare per donne e giovani.
La parità, ha evidenziato, deve estendersi ai piani economico, finanziario e sociale. L'indipendenza economica femminile rappresenta infatti un presidio di libertà, anche rispetto alle situazioni di violenza. Accanto a ciò, la presidente ha richiamato il tema dell'equità ambientale, necessario per colmare i divari territoriali ancora presenti nel Paese, chiarendo però che equità non significa assistenzialismo: meritocrazia, iniziativa e politiche di sviluppo devono procedere insieme.
Sul versante delle proposte è intervenuto Alessandro Cattaneo (Forza Italia), che ha ribadito come l'equità debba orientare ogni scelta pubblica. Prioritaria l'equità di genere, a partire dall'indipendenza economica delle donne, ma anche quella sociale, per evitare che la condizione di nascita determini il destino delle persone, e quella territoriale, con un Mezzogiorno da valorizzare come risorsa strategica. Tra le leve indicate: investimenti in asili nido e tempo pieno, servizi per gli anziani, contrasto al precariato e lavoro stabile per i giovani, insieme allo sviluppo di competenze digitali e green. Fondamentale, inoltre, promuovere l'accesso femminile alle discipline Stem, superando stereotipi ancora radicati.
Uno sguardo critico è arrivato da Tatjana Rojc (Pd), che ha posto l'accento sulle fratture sociali ed economiche. In Italia, ha osservato, persistono forti squilibri tra Nord e Sud sia nei servizi sanitari sia in quelli destinati alle famiglie. Il calo demografico si intreccia con l'assenza di politiche efficaci per sostenere i giovani nella progettazione del futuro. Salari insufficienti, precarietà, difficoltà di accesso alla casa e contratti poco adeguati comprimono il potere d'acquisto e incidono sulla qualità della vita. Un quadro che coinvolge anche l'occupazione femminile, segnata da lavoro sommerso e retribuzioni inadeguate, persino nelle aree economicamente più forti del Paese.
Critica anche la posizione espressa da Anna Bilotti (M5s), che ha richiamato la necessità di misure strutturali più incisive. Per la senatrice, l'equità deve tradursi in politiche capaci di ridurre concretamente disuguaglianze di genere, sociali e territoriali, sostenendo redditi dignitosi, servizi di cura e strumenti di inclusione. Decisivo, ha concluso, valutare l'impatto reale delle leggi attraverso dati e analisi, per garantire trasparenza ed efficacia. Dal confronto emerge una consapevolezza condivisa: l'equità non è un costo, ma un investimento sul futuro del Paese.