"Le truffe informatiche in Italia sono ormai più diffuse di quelle tradizionali. Cittadini, banche e istituzioni non sono ancora adeguatamente attrezzati per difendersi e restano indietro rispetto alla rapidità con cui evolvono questi fenomeni criminali". Così Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bergamo, nel corso del Cnpr Forum Truffe informatiche: quanto siamo protetti?.
Lecchi ha ricordato che, secondo i dati del Ministero dell'Interno, in un solo anno sono state denunciate quasi 43mila truffe ai danni degli over 65, con un incremento superiore al 15%, motivo per cui da febbraio 2026 sono entrate in vigore pene più severe per chi colpisce gli anziani.
Per la professionista, tuttavia, l'inasprimento delle sanzioni non è sufficiente. "Occorre investire molto di più nell'alfabetizzazione digitale e nella prevenzione", ha sottolineato Lecchi, richiamando anche il problema delle telefonate commerciali indesiderate. "Il Registro pubblico delle opposizioni non sta producendo gli effetti sperati ed è necessario regolamentare in modo più efficace il fenomeno dei call center e delle proposte commerciali sempre più invasive".
Le conclusioni del forum, moderato da Anna Maria Belforte, sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell'Istituto Nazionale Esperti Contabili, che ha evidenziato come il crimine abbia ormai completato la propria trasformazione digitale. "Risulta evidente che il crimine si sia ormai digitalizzato anche perché molto più redditizio e scalabile attraverso attività di truffe informatiche e frodi digitali. Oltre un milione di italiani hanno subito questo tipo di truffe. Sorprendentemente non parliamo solo degli anziani ma troviamo anche i giovani tra le fasce più colpite. Siamo preparati dal punto di vista tecnico grazie all'Agenzia per la cybersicurezza, alla polizia postale che è un'eccellenza a livello europeo, alle leggi come la direttiva Niss2. Restiamo indietro per ciò che riguarda gli investimenti - ha aggiunto esponente dell'Isnec -, inferiori rispetto agli altri paesi europei, le piccole e medie imprese che hanno dimensioni tali da subire attacchi informatici che non trovano resistenze sufficienti e infine la sottoposizione dell'Italia a quote importanti di attacchi globali. Siamo spesso bersaglio di campagne di attivismo informatico anche per la nostra vulnerabilità. Abbiamo gli anticorpi per difenderci ma manca una cultura di base diffusa. Il Registro delle opposizioni non funziona e chi si registra continua a subire chiamate moleste", ha concluso Longoni.