Circostanze della morte dell'attivista di destra in fase di accertamento. Ma la politica francese, nella sua componente istituzionale, ieri ha reagito prendendo un primo provvedimento a carico dell'assistente parlamentare del deputato della France Insoumise Raphaël Arnault, ritirando il badge d'accesso all'Assemblea Nazionale al suo braccio destro, Jacques-Elie Favrot. Al collaboratore e militante del partito di Mélenchon è stato infatti sospeso il diritto d'ingresso alla Camera per il suo presunto coinvolgimento negli scontri che hanno portato alla morte del 23enne Quentin Deranque a Lione la scorsa settimana. Lo ha deciso la presidente dell'Assemblée, la macroniana Yaël Braun-Pivet, dopo che lo stesso capo dello Stato si è pronunciato sull'accaduto condannando "gli autori di questa ignominia" a sangue freddo.
Francia in cerca di risposte urgenti. Favrot è stato infatti "citato da diversi testimoni" del pestaggio. La polizia ne ha interrogati "più di quindici" ed ha analizzato i video di giovedì sera. L'inchiesta dovrà dimostrare anche se la matrice sia politica. Le indagini proseguono "attivamente", ha spiegato ieri il procuratore Thierry Dran. "Almeno sei" persone coinvolte. La direzione sembra quella di una gauche che prende di mira militanti di destra, tanto che il presidente del Rn, Jordan Bardella, ha parlato ieri di "atto deliberato" commentando l'apertura di un'inchiesta per omicidio volontario, nonché un'altra per "violenza aggravata e associazione a delinquere".
Per ora nessun arresto, ha chiarito il magistrato. Ma i dettagli scuotono il Paese. Alcuni ricordano quanto accaduto in America a Charlie Kirk. "Tre giovani ha detto ieri il procuratore tra cui Quentin Deranque, il ragazzo deceduto a seguito dei colpi in testa, con i medici che hanno individuato in un trauma cranico la causa di morte, sono stati gettati a terra e picchiati da numerose persone, almeno sei nel caso di Deranque". Ma quale è il contesto?
L'aggressione si è verificata giovedì a margine di una conferenza dell'eurodeputata della France Insoumise, la mélenechoniana Rima Hassan, all'Istituto di studi politici (Iep) di Lione: si parlava di Ue e posizioni dei governi nel conflitto in Medio Oriente. Nemesis, un collettivo femminista di destra che da anni porta avanti battaglie in difesa delle donne, stringendo quella che chiamano una cintura di sicurezza a protezione di certe battaglie affinché non siano considerate solo appannaggio della gauche, aveva organizzato una protesta davanti all'istituto, con militanti e un gruppo di giovani della destra locale incaricati del servizio d'ordine. Secondo la polizia, intorno alle 18,30 è scoppiata una prima rissa tra militanti di estrema sinistra e membri di Nemesis. Circa 50 persone coinvolte. Volano parole sul femminismo che non può essere subordinato ai diktat ideologici della sinistra francese, né mescolato alle istanze pro Pal. Si rivendica il diritto a manifestare. Poi i giovani incaricati di assistere il collettivo vengono "aggrediti", ha spiegato il procuratore. Alcuni sono fuggiti, ma in tre "si sono ritrovati isolati". Quentin e altri due sono accerchiati da individui a volto coperto. "Uno degli amici di Quentin ha cercato di riportarlo a casa, ma nel tragitto le condizioni stavano peggiorando". Il ragazzo è stato trasportato in ospedale, dove è morto. "Nella République - ha scritto sui social Macron - nessuna causa o ideologia giustificheranno mai che si uccida. Condannare gli autori di questa ignominia è indispensabile. Per l'odio che uccide non c'è posto da noi". Da sinistra si è alzata la rete di sicurezza e lo scaricabarile: "La France Insoumise non ha alcuna responsabilità per la morte di Quentin", ha detto ieri il deputato Paul Vannier. La vittima, cattolico e studente di matematica, si era unito al movimento due anni fa. Non faceva parte di alcun servizio d'ordine e non aveva precedenti penali, ha spiegato il legale della sua famiglia, descrivendolo come persona impegnata nella vita della parrocchia abituata a difendere le sue convinzioni in modo non violento. Sedi e sezioni de La France Insoumise sono state assalite in diverse città. Il leader Jean-Mélenchon, ha accusato Marine Le Pen di aver "coperto" gli aggressori, parlando di "accuse senza fondamento contro gli Insoumis".