Ucraina, il vertice parte già zoppo. Il nodo dei territori

Scritto il 17/02/2026
da Luigi Guelpa

Per la Russia c'è l'ideologo Medinsky. Posizioni rigide, non tira aria di svolta

A Ginevra si apre oggi un nuovo capitolo negoziale sulla guerra in Ucraina, e già si avverte che non sarà una di svolta, semmai una pagina scritta in punta di penna, con molte cancellature e poche certezze. I colloqui trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti nascono sotto il segno di un realismo freddo. Lo ha ammesso il portavoce del Cremlino Peskov, spiegando che il tavolo svizzero avrà una "gamma di argomenti più ampia" rispetto al precedente round di Abu Dhabi: territori, sicurezza, nodi politici e persino questioni economiche. Un allargamento che non segnala apertura, ma piuttosto l'intenzione russa di rimettere tutto in discussione, alle proprie condizioni.

La delegazione russa sarà guidata da Vladimir Medinsky, figura considerata dal Cremlino il negoziatore naturale, ma vista da Kiev come espressione di un approccio ideologico e poco concreto. Zelensky dubita della reale volontà di pace di Mosca, temendo un ritorno a discussioni sulle "cause profonde" del conflitto senza concessioni sostanziali. Con Medinsky ci sarà anche Kirill Dmitriev, incaricato di esplorare possibili aperture economiche con Washington. Sul fronte ucraino, la delegazione guidata da Umerov resta invariata. Il nodo centrale, quello dei territori occupati: Mosca chiede il ritiro ucraino dal Donetsk, Kiev lo considera inaccettabile. Zelensky accusa inoltre la Russia di preparare nuovi attacchi durante il summit e ribadisce che "l'Ucraina è pronta al compromesso, ma non a concessioni che consentano a Mosca di riorganizzarsi militarmente". Gli Stati Uniti, con Rubio a Budapest, affermano di voler facilitare la fine del conflitto senza imporre soluzioni, rivendicando però di essere gli unici capaci di far dialogare le parti. Intanto Mosca alza i toni: la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, scaglia un duro attacco contro Kiev, bollata come una "cellula terroristica internazionale". Dal medesimo dicastero arriva però una nota di cautela: il vice di Lavrov, Sergej Ryabkov, sottolinea che eventuali accordi "dovranno affrontare le cause profonde del confronto militare".

Mentre i riflettori sono puntati su Ginevra, nelle retrovie diplomatiche l'Europa si muove con nervosismo. In ambito Nato, il ministro degli Esteri tedesco Wadephul rompe gli equilibri e punta il dito contro Parigi, accusata di investire troppo poco nella difesa. Il messaggio è diretto: l'asticella deve salire fino al 5 per cento del Pil.

Ma la guerra non attende vertici né dichiarazioni. Lungo oltre 1.250 chilometri di fronte, il conflitto continua a consumarsi in una battaglia di logoramento fatta di artiglieria, droni e missili. Kiev denuncia nuovi attacchi russi con vettori Zircon e Iskander e sciami di velivoli senza pilota. Le città restano al buio, le infrastrutture energetiche sotto assedio. L'Ucraina risponde colpendo in profondità il territorio russo, prendendo di mira raffinerie e depositi di armamenti.

In questo clima, arriva anche l'appello congiunto dei vertici militari di Berlino e Londra: l'Europa deve prepararsi all'eventualità di un conflitto diretto con la Russia. Intanto Mosca, che respinge le accuse di avvelenamento a Navalny, mostra crepe inattese. I reclutamenti stanno svuotando settori civili essenziali: mancano persino i vigili del fuoco, al punto che il ministero per la Sicurezza ha espresso pubblicamente il proprio allarme.