Sono giorni complicati per la segretaria del Pd, Elly Schlein. Dopo aver esultato sull’inciampo del governo in aula sulle preferenze, non ha fatto in tempo a tirare sospiro che si è ritrovata sul tavolo il dossier Bologna. Già, Bologna la sua città, dove ha iniziato a fare i primi passi da movimentista del campo progressista. Perché la morte di Abderahim Fakir, marocchino di 42 anni, avvenuta nel quartiere Pilastro di Bologna, la cui dinamica è ancora sotto osservazione e che ha scatenato un pezzo di sinistra contro gli agenti di polizia, mette comunque in discussione prima di tutto il Pd. Ed è vero che anche dalle parti dei democratici c’è stato chi come Andrea De Maria sta cavalcando la vicenda: «Bologna, una città di solide radici democratiche e antifasciste, merita tutta la verità su quanto è accaduto ieri al Pilastro».
Bologna però non è una città qualunque per il mondo progressista. È la città rossa per antonomasia, guidata una sola volta dal centrodestra nel 1999, un’epoca fa. Ed è soprattutto - come si diceva sopra la città della segretaria del Pd. Qual è la stata la dinamica? È tutta colpa degli agenti? Contorni e dettagli che solo la magistratura potrà chiarire. Ma a ogni modo la morte del 42 enne marocchino rientra nel dossier sicurezza che rappresenta l’anello debole dell’opposizione. Non è un caso allora se solo 24 ore prima il governatore dell’Emilia Romagna, Michele De Pascale, intervenuto dalle colonne di Repubblica sul caso del gioiellerie Mario Roggero, invitava i progressisti a non trascurare la sicurezza: «Serve una risposta da sinistra. Ci sono milioni di italiani, anche nostri elettori, che ci accusano di non proporre soluzioni efficaci». Ed è la stessa riflessione che è stata fatta da un padre nobile, come Walter Veltroni, primo segretario del Pd e oggi editorialista di punta del Corriere della Sera: «Sono convinto che la sicurezza sia un grande tema di sinistra perché la sicurezza ha a che fare in primo luogo con la condizione di vita dei più deboli della società». E questa postura sulla sicurezza è portata avanti da chi come Stefano Bonaccini ha un ruolo apicale nel Pd, essendo oggi presidente del Nazareno, e ha soprattutto la conoscenza dei territori avendo a lungo rivestito il ruolo di amministratore. Punti di vista che sembrano fare il verso a «Elly», che appare più preoccupata alla costruzione della sua leadership che alla stesura di un programma comune che possa allargare il fronte progressista. Non è un mistero se in queste ore è tornata in auge la suggestione di un terzo nome, come frontman del campo larghissimo. Né Schlein, né Conte, dunque. Ma Franco Gabrielli. L’ex capo della Polizia, già sottosegretario alla presidenza del Consiglio del governo Draghi, cresciuto alla scuola della Democrazia cristiana, segretario dei giovani diccì di Massa, legato a Dario Franceschini, viene considerato il profilo ideale come federatore della coalizione, a maggior ragione se la sicurezza dovesse diventare l’argomento principe della prossima campagna elettorale.
Inoltre, i cosiddetti centristi del campo largo troverebbero in lui un garante delle istanze più moderate.
Quest’ultimo un dettaglio di non poco conto.