Il caso dei medici di Ravenna indagati con l’ipotesi di reato di aver ostacolato l’ingresso dei migranti nei Cpr con certificati non conformi ma adattati allo scopo sta facendo molto rumore. Come sempre più spesso accade in Italia, anche un’indagine in violazione della legge si trasforma in un campo di battaglia ideologico dove da una parte, sempre quella opposta alla legge e quindi contraria al rispetto delle leggi, si schiera la sinistra. Questo caso non fa eccezione, come dimostra il flash-mob che è stato organizzato a Ravenna davanti all’ospedale e al quale hanno partecipato anche Pd e Avs, oltre alla Ong dei migranti Mediterranea Saving Humans e altre realtà associative pro-migranti.
A prendere la parola davanti all’ospedale durante il presidio è stato, tra gli altri, Nicola Cocco, infettivologo, che segue il progetto NoCPRsalute ma che non opera a Ravenna. La rete che da due anni, come testimoniato da tempo da il Giornale, sta portando avanti la campagna di sabotaggio dei Cpr attraverso i certificati di non idoneità per l’ingresso dei migranti nei Cpr ha reso noto che “stiamo ricevendo sempre più richieste di entrare nel gruppo di NoCPRsalute: se sei medic* o infermier* o psicolog*, scrivi anche tu”, si legge in un messaggio condiviso a seguito della manifestazione di Ravenna. “Queste azioni intimidatorie non fermeranno chi insieme a noi - e alla Fnomceo e molte altre realtà -, in nome dell'art. 32 della Costituzione e del Codice di Deontologia Medica, rivendica la libertà de* medic* di decidere autonomamente, in scienza e coscienza, se una persona può essere dichiarata idonea a quel luogo che ormai tonnellate di evidenze consentono di considerare psicopatogeno a tutti gli effetti”, aggiungono.
È chiaro l’indirizzo: decidere in scienza e coscienza ma su base ideologica, impedendo che anche chi non avrebbe impedimenti entri in un Cpr, quindi venga espulso, perché i Cpr devono essere chiusi. Questo il nocciolo, che però si scontra con la legge, considerando l’indagine per falso ideologico aperta dalla procura di Ravenna. “Un medico non è un burocrate che appone un timbro: è un professionista chiamato a valutare condizioni cliniche spesso complesse, talvolta in assenza di una storia sanitaria completa, e a esprimersi su situazioni che possono avere un impatto rilevante sulla salute fisica e psichica di persone fragili. Nel caso delle idoneità al trattenimento nei Cpr, questa responsabilità si esercita peraltro in un quadro normativo che non offre linee guida sanitarie nazionali chiare e condivise”, si legge nella nota di Eleonora Proni, consigliere regionale del Pd presente alla manifestazione.
Nel frattempo a Ravenna sono sbarcate oltre 100 persone da una nave Ong tedesca, la Solidaire, nessuna di queste regolare. Ora si avvierà l’iter burocratico per valutare la presenza e consistenza dei requisiti per ottenere lo status di rifugiato. Gli altri, come previsto dalle leggi, dovrebbero essere accompagnati in Cpr per essere espulsi e accompagnati nel Paese di origine.