AGI - "La nostra scuola non è un semplice edificio, ma un’istituzione dello Stato, un presidio di legalità e di civiltà". Con queste parole Mara Bufalini, dirigente scolastica della Scuola media a indirizzo musicale “Pietrobono” di Frosinone si rivolge direttamente a genitori, docenti e studenti, dopo la decisione del Tribunale del capoluogo Ciociaro che impone lo sgombero dell’edificio in vista della vendita all’asta.
Una lettera accorata ma ferma, in cui la preside prova a rassicurare la comunità scolastica e allo stesso tempo chiama in causa le istituzioni: "Non posso consentire che una questione giudiziaria metta a rischio il diritto allo studio dei nostri ragazzi e la serenità di chi lavora ogni giorno in queste aule".
“Non siamo un cespite da liquidare”
Nel messaggio, la dirigente chiarisce un punto centrale: la scuola non può essere trattata come un bene patrimoniale qualunque. "La Pietrobono non è soggetta alle logiche della liquidazione giudiziaria – scrive – ma rappresenta un interesse pubblico primario, tutelato dalla Costituzione".
Pur essendo utilizzatrice dell’immobile, l’amministrazione scolastica non ha però strumenti giuridici o finanziari per intervenire direttamente nella procedura esecutiva. Per questo la preside ha già coinvolto Prefettura, Comune, Avvocatura dello Stato, Ufficio scolastico regionale del Lazio e Ambito territoriale di Frosinone, che hanno confermato la presa in carico del caso.
L’obiettivo dichiarato è "trovare una soluzione che sottragga il plesso all’incertezza", salvaguardando l’investimento educativo e tecnologico che ha reso la Pietrobono un punto di riferimento per il territorio.
L’appello ai genitori: "Scegliere oggi la Pietrobono vale di più"
Un passaggio della lettera è dedicato alle famiglie che stanno iscrivendo i figli per il prossimo anno scolastico. "Scegliere la Pietrobono oggi non è solo fare un’iscrizione – scrive la dirigente – ma un atto di fiducia e di sostegno verso il nostro progetto educativo". Un appello che assume un valore anche civico: "La Pietrobono ha dato tanto a questo territorio. Oggi averne cura è un dovere di tutti".
La decisione del giudice: scuola all’asta e sgombero
Il contesto giuridico è però complesso. Il giudice dell’Esecuzione del Tribunale di Frosinone ha respinto il ricorso presentato dal sindaco Riccardo Mastrangeli e dall’amministrazione comunale, confermando la procedura esecutiva.
La conseguenza è pesante: l’edificio scolastico dovrà essere liberato dagli studenti prima della vendita all’asta, fissata per il 18 febbraio 2026. Coinvolti circa 500 ragazzi e ragazze, suddivisi in 21 classi.
Secondo il magistrato, il decreto con cui il Comune aveva acquisito l’immobile al proprio patrimonio non è opponibile al pignoramento in corso. L’edificio, quindi, risulta ancora formalmente di proprietà privata.
L’antefatto: una vicenda che nasce negli anni Settanta
La storia affonda le radici negli anni Settanta, quando la scuola fu costruita su un terreno intestato a un privato. La procedura di esproprio avviata all’epoca non sarebbe mai stata completata con la necessaria trascrizione, lasciando il suolo formalmente nella disponibilità del proprietario originario.
Nel tempo è emersa una procedura esecutiva legata a debiti non pagati, che ha riaperto la questione della titolarità dell’area.
Per sanare la situazione, il Comune aveva adottato un provvedimento di “acquisizione sanante”, previsto dalla normativa sulle espropriazioni per pubblica utilità, ritenendo prevalente l’interesse pubblico.
Tar e Tribunale: due piani diversi
Il Tar del Lazio aveva giudicato legittimo l’atto comunale sotto il profilo amministrativo. Il giudice dell’Esecuzione ha però chiarito che la legittimità amministrativa non coincide con l’opponibilità alla procedura esecutiva.
L’acquisizione sanante, secondo il magistrato, non ha effetto retroattivo e non può cancellare diritti già iscritti, come il pignoramento. Da qui la conferma della vendita forzata e il rigetto delle richieste del Comune, inclusa quella legata alla continuità didattica.
La prossima udienza e gli spiragli
Il giudice ha rilevato che l’ente occupa l’immobile senza un titolo opponibile alla procedura e che negli anni non sono state formalizzate soluzioni alternative, come indennità di occupazione o accordi con la curatela.
Resta però uno spiraglio: in udienza potranno essere valutate soluzioni organizzative legate alla conclusione dell’anno scolastico, anche se non sussistono – secondo il Tribunale – i presupposti per una sospensione urgente. La prossima udienza è fissata per il 18 febbraio, la stessa data in cui è calendarizzata l’asta.

