Riapre il Museo di Messina, drappi neri al posto delle opere trafugate di Antonello. Parla...

Scritto il 18/08/2026
da agi

AGI - Ha riaperto oggi al pubblico il Museo regionale di Messina dove nella serata di Ferragosto si è verificato un clamoroso furto di opere di Antonello da Messina. Drappi neri sono stati installati laddove si trovavano le tavole trafugate.

Stamattina erano presenti una trentina di persone ma con il passare delle ore i visitatori sono aumentati. "È una grande perdita, siamo rimasti molto colpiti dal museo in sé per tutto quello che ha, però avrei voluto vedere le opere di Antonello, mi sarebbe piaciuto", dice una turista. "Non siamo spinti dalla curiosità per quello che è accaduto, il museo con le opere di Antonello era una tappa in programma", ha aggiunto rispondendo alle domande dei giornalisti. Tra coloro che hanno visitato il museo c'era un gruppo di turisti siracusani e palermitani, oltre a diversi messinesi rammaricati per la grave perdita delle opere di Antonello.

La testimone, "ho chiamato io il 112"

"Stavamo parcheggiando e i fari dell'auto hanno illuminato le due tavole che erano sul marciapiede, appoggiate sul muretto: le ho viste benissimo e le ho riconosciute all'istante". Parla la testimone che ha trovato le due tavole di Antonello da Messina abbandonate dagli autori del clamoroso colpo al Museo regionale, da dove i ladri hanno portato via quattro opere del grande artista. "Abbiamo fatto le foto alle opere - racconta ancora alla Gazzetta del Sud - e chiamato all'istante il 112, erano le 21.02".

I ladri, secondo quanto emerge dalle telecamere di videosorveglianza interne, erano entrati in azione alle 20.47: in due col volto coperto e vestiti di nero hanno preso il Polittico e frantumato con una mazza la teca blindata per poi arraffare la tavoletta bifronte. In servizio c'erano quattro custodi e l'allarme sarebbe scattato ma non sarebbe stato sentito dai guardiani.

L'allarme, in ogni caso, come segnalato con sorpresa dal presidente della Regione, Renato Schifani, non disponeva di alcun collegamento diretto con le forze di polizia: "Ho scoperto oggi che, fin dall'apertura del nuovo museo parziale nel 2016 e completa nel 2017, non è mai stato previsto alcun collegamento diretto con le forze di polizia. Una scelta grave e incomprensibile. Non cerco alibi nelle decisioni del passato: oggi la responsabilità è nostra e il sistema cambierà", ha detto in un'intervista al Corriere della Sera. "Le prime verifiche indicano che allarme e telecamere hanno funzionato: il segnale è scattato e le immagini ci sono. La criticità sembra quindi umana: segnali non letti o non gestiti. Un fatto grave su cui accerteremo senza indugio le responsabilità. Un custode non può essere soltanto un nome scritto sul turno. Custodire significa vigilare davvero e reagire subito a un allarme. Se la sala di controllo doveva essere presidiata ed era vuota, sarebbe molto grave. Non accetterò il gioco nel quale, alla fine, nessuno era competente e nessuno è responsabile", ha proseguito Schifani, dopo aver annunciato che "da oggi i quattro custodi sono in ferie d'ufficio e vi resteranno finché i fatti non saranno chiariti. Non è una condanna anticipata, ma una misura organizzativa".

La testimonianza sul ritrovamento

A segnalare il furto è stata invece una signora che ha scoperto all'esterno le opere abbandonate: "Quando è arrivata la polizia ha tentato di contattare il museo, ma non si trovava nessuno alle linee telefoniche. Dopo circa 20 minuti sono usciti due custodi. Uno di loro, al quale mi ero avvicinata, era sbalordito e spaventato e cercava con il telefonino di contattare qualcuno". E chiarisce un altro aspetto della vicenda: le sbarre trovate divaricate, "in realtà lo erano da vari mesi e quindi non sono state manomesse quella sera".