AGI - Beni e società ad Andorra, Gibilterra, Isole Cayman, Lussemburgo, Svizzera, Libano, Principato di Monaco e Spagna (nelle città di Malaga, Marbella, Benahavis e Puerto Banu's): è il tesoro di Matteo Messina Denaro, trovato dalla Guardia di Finanza di Palermo, che haarrestato tre persone e sequestrato un ammontare per oltre 200 milioni di euro.
L'indagine, coordinata dalla Dda del capoluogo siciliano, ha consentito di ricostruire un imponente patrimonio frutto del reimpiego, anche attraverso società off shore, di ingenti capitali derivanti da attività di narcotraffico, prosperate, già a partire dagli anni '80, sotto l'egida di Cosa nostra trapanese e del suo boss indiscusso Matteo Messina Denaro. I provvedimenti sono stati disposti dal gip di Palermo.
Il maxi blitz internazionale con droni e termoscanner
Nel corso del blitz sono state eseguite perquisizioni a Malaga e a Campobello di Mazara (Trapani), in tutti i luoghi collegabili agli indagati. Sono oltre 150 i finanzieri impegnati nelle operazioni, parte di quali anche all'estero, al fianco delle forze di polizia degli Stati coinvolti. Impiegati mezzi aerei, droni e dispositivi termo scanner per la ricerca di intercapedini e cavità nascoste, oltre a un team di esperti specializzato in analisi informatiche per l'individuazione di wallet digitali e criptovalute.
La pista di Andorra e i legami con Campobello di Mazara
Le indagini sono nate da una segnalazione delle autorita' di Andorra relativa a una donna originaria di Campobello di Mazara con importanti disponibilita' economiche in quel Paese. I successivi accertamenti hanno permesso di accertare che era stata coniugata con un influente narcotrafficante, con svariate condanne, strettamente contiguo a Cosa nostra.
Così, di pari passo con la ricostruzione delle ricchezze collegate soprattutto al business della droga, gli accertamenti hanno evidenziato come le stesse siano state nel tempo gestite, sotto la supervisione del narcotrafficante, dalla ex moglie e soprattutto dal figlio (anch'essi sottoposti a custodia cautelare in carcere), tutti originari di Campobello di Mazara, dove si trovavano gli ultimi covi del boss stragista catturato il 16 gennaio 2023 e morto nel settembre dello stesso anno.
Il ruolo dei collaboratori di giustizia e i flussi di denaro
L'operazione giunge al culmine di una complessa attività investigativa condotta dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Palermo, che ha consentito di ricostruire un imponente patrimonio frutto del reimpiego, in molteplici Stati europei ed extraeuropei, di ingenti capitali derivanti da attività di narcotraffico, sviluppate - già a partire dagli anni '80 - sotto Cosa nostra trapanese.
Fondamentali nel corso delle indagini si sono dimostrate le dichiarazioni rese da più collaboratori di giustizia, i quali hanno chiarito come parte del flusso di denaro connesso ai traffici di stupefacenti fosse destinata, in modo sistematico, alle esigenze del mandamento di Castelvetrano e del suo stesso vertice, Matteo Messina Denaro.
Le intercettazioni e la cooperazione tra Stati
Sulla base di queste premesse, si è fatta strada l'ipotesi che i fondi andorrani fossero in realta' da ricondurre alle attivita' criminali nel settore degli stupefacenti. Sono stati avviati, dunque, più estesi accertamenti che, partendo dal Principato di Andorra, si sono irradiati in numerosi altri Paesi europei ed extraeuropei. In particolare, iniziative di collaborazione sono state instaurate, anche attraverso la rete di esperti economico-finanziari all'estero della Guardia di Finanza, con la Spagna, il Lussemburgo, il Principato di Monaco e il Libano. In Spagna, in special modo, grazie alle intense sinergie con la Policia National, è stato possibile anche eseguire (tramite Ordine di investigazione europeo) attivita' tecniche di intercettazione, in parallelo con le analoghe operazioni condotte in Italia.
La mappa del tesoro: società offshore, oro e resort di lusso
Tutti questi accertamenti hanno permesso di definire l'imponente patrimonio prodotto in oltre 40 anni come reimpiego dei proventi delle attività di narcotraffico. Più in dettaglio, è stato possibile documentare come quei capitali siano stati nel tempo reimmessi nei circuiti dell'economica legale e siano oggi disseminati in una vasta moltitudine di strumenti finanziari, di partecipazioni azionarie, rapporti bancari, nonché in holding societarie e altri veicoli di schermatura localizzati, in massima parte, in Spagna, Lussemburgo, Principato di Monaco, Isole Cayman, Libano e Gibilterra.
Nel merito, sono state individuate 8 società estere, di cui 5 ubicate in Spagna, due con sede a Gibilterra e una alle Isole Cayman, impiegate prevalentemente come contenitori di investimenti immobiliari e gestione patrimoniale. Sul piano delle disponibilità, sono stati accertati numerosi rapporti bancari e portafogli titoli, distribuiti in diverse giurisdizioni, per un valore pari a circa 12,5 milioni di euro e con evidenze riferibili anche a epoche risalenti.
È stata appurata, inoltre, la detenzione di quote di partecipazione di rilevantissimo valore nell'azionariato di un istituto di credito libanese. Al contempo sono state ricostruite operazioni di investimento in metalli preziosi, nella specie oltre 12 chili di oro, poi confluiti nelle disponibilità finanziarie sottoposte a sequestro. Di straordinario pregio, inoltre, sono gli immobili individuati, 22 in tutto, molti dei quali veri e propri resort di lusso, situati tra Marbella, Benahavis e Puerto Banu's, in alcune tra le località più esclusive della costa del Sol.
Colosimo, oggi grande giorno per tutti
"Esprimo il piu' sentito ringraziamento alla Procura di Palermo, alla Direzione distrettuale antimafia e alla Guardia di finanza e a tutte le autorità giudiziarie e investigative italiane ed estere coinvolte nella vasta operazione internazionale che ha portato a tre custodie cautelari e al sequestro di beni e disponibilità finanziarie per oltre 200 milioni di euro, riconducibili al patrimonio accumulato negli anni da Matteo Messina Denaro e dai suoi fiancheggiatori". A dichiararlo è Chiara Colosimo, presidente della Commissione antimafia. "L'operazione rappresenta un risultato di straordinaria importanza nel contrasto alla criminalità organizzata mafiosa e ai circuiti finanziari alimentati dal narcotraffico e dal riciclaggio internazionale - sottolinea Colosimo -. L'attività investigativa, sviluppata attraverso una complessa cooperazione tra diversi Paesi, testimonia l'elevato livello di professionalità, competenza e determinazione degli investigatori impegnati quotidianamente nella difesa della legalità e nel contrasto alle organizzazioni criminali. Il sequestro di ingenti patrimoni riconducibili agli interessi mafiosi costituisce un segnale forte e concreto della presenza dello Stato nella lotta contro ogni forma di criminalità organizzata. Oggi è un grande giorno per tutti, tranne per i mafiosi".
Melillo: "Duro colpo alla riorganizzazione della mafia"
"Si tratta di una operazione di grande importanza dal punto di vista strategico. Non si tratta semplicemente di individuare e sottrarre a una organizzazione potente come Cosa nostra una parte importante di risorse accumulate in decenni di attività illegali. Si tratta anche di ostacolare il tentativo di Cosa nostra di ridarsi un'organizzazione assolutamente e unitaria e onnicomprensiva come quella di alcuni anni fa". Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo, nell'illustrare a Palermo l'operazione della Guardia di finanza.
"Queste risorse occultate sono una parte della garanzia che tutte le componenti dell'organizzazione ripongono - ha aggiunto nel corso di una conferenza stampa nella Caserma della Gdf - nella funzione del vertice e nel tenere insieme tutte le componenti. Sottrarre queste ricchezze significa continuare in un processo di disarticolazione necessario per impedire la formazione di una struttura nuovamente in grado di proiettare su scala globale una forza intimidatrice e di condizionamento economico e sociale di Cosa nostra".

