Mozzava teste a statue religiose, presa una donna a Frosinone

Scritto il 20/04/2026
da agi

AGI - Fine dell'incubo per le parrocchie della Ciociaria. Dopo due settimane di raid sacrileghi che hanno ferito la sensibilità dei fedeli in provincia di Frosinone, le forze dell'ordine hanno dato un volto e un nome alla mano misteriosa che ha devastato altari e nicchie votive. Si tratta di una donna di 59 anni, residente nel capoluogo, incastrata stamattina da un'operazione congiunta di polizia e carabinieri. Il blitz all'alba L'indagine lampo, coordinata dalla Procura di Frosinone, è scattata alle prime luci dell'alba. Gli uomini della Digos e i carabinieri di Frosinone e Alatri hanno bussato alla porta della sospettata per una perquisizione domiciliare che si è rivelata decisiva.

La pista

In casa della donna, gli investigatori hanno trovato la "pistola fumante": quegli stessi abiti (felpe, scarpe e borse) ripresi distintamente dalle telecamere di sorveglianza durante le incursioni nelle chiese.

Quindici giorni di "follia" sacrilega

La 59enne è accusata di essere la responsabile di una vera e propria scia di profanazioni che ha colpito il cuore religioso della provincia. Il furto ad Alatri: Il 10 aprile scorso, dalla Chiesa di Santo Stefano, erano spariti un crocifisso in ottone, un rosario e la corona che ornava la statua della Madonna.

Il raid nel Capoluogo

Nello stesso giorno, la donna avrebbe preso di mira la Chiesa di San Benedetto, devastando la statua di Padre Pio, per poi spostarsi alla Madonna della Neve, dove ha messo fuori uso l'impianto di amplificazione. L'ultimo sfregio: Il 14 aprile, la furia vandalica ha colpito la statua della Madonna di Lourdes in via Madonna delle Rose, lasciando la comunità nello sconforto.

Tradita dalle telecamere

A tradire la donna è stata la tecnologia. L'analisi incrociata dei filmati delle telecamere comunali e dei sistemi di sicurezza privati ha permesso agli inquirenti di ricostruire i suoi spostamenti millimetrici. I gravi indizi raccolti non hanno lasciato spazio a dubbi, portando al sequestro del guardaroba utilizzato per i colpi, ora agli atti come prova regina.