C’è l’ombra di una terribile storia di maltrattamenti dietro il decesso della piccola Beatrice, la bimba di 2 anni morta a Bordighera, nel Ponente ligure, la notte tra l’8 e il 9 febbraio. La mamma, Manuela Aiello, 43 anni, si trova in carcere a Pontedecimo con un’accusa gravissima: omicidio preterintenzionale. Il compagno, Emanuel Iannuzzi, 42 anni, è indagato a piede libero per lo stesso reato. La donna nega di aver mai fatto del male alla piccina: “Non l’ho mai sfiorata neanche con un dito”, dice. Ma dall’inchiesta coordinata dalla pm Veronica Meglio emergono dettagli che gettano un’ombra sinistra sull’intera vicenda.
L’autopsia
Sul corpo della bimba c’erano molti lividi, troppi. E l’autopsia eseguita ieri sembra confermare i sospetti degli inquirenti su ipotetici maltrattamenti e percosse. Il medico legale ha individuato lesioni su dorso, addome, labbro superiore e un trauma cranico che, come anticipa il Corriere della Sera, quasi certamente è riconducibile alla causa principale del decesso: un’emorragia cerebrale. Forse la piccola Beatrice è stata picchiata, anche e non solo con un “oggetto duro”.
La versione della Manuela Aiello
I primi risultati dell’autopsia sembrano smentire la versione fornita da Manuela Aiello agli investigatori. Secondo il gip, la donna avrebbe fornito “ricostruzioni inverosimili” su quanto accaduto la notte tra l’8 e il 9 febbraio. “Beatrice è caduta dalle scale qualche giorno fa, per questo aveva i lividi, ma stava bene. La sera prima ha giocato con le sorelle e ha mangiato. Non ho mai toccato le mie figlie con un dito”, si è difesa la 43enne. Ma ha omesso un dettaglio, ovvero che la sera dell’8 febbraio si trovava a casa di Iannuzzi a Perinaldo, non lontano da Bordighera, con le figlie. Le telecamere l’hanno ripresa alle 18.15 del mattino successivo mentre si dirigeva in auto verso casa. In macchina c’era anche la piccola Beatrice, probabilmente già senza vita. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, infatti, la bimba sarebbe morta tra mezzanotte e le 2, sei ora prima che Aiello chiedesse l’intervento del 118 presso la sua abitazione. “Impossibile che la mamma, quando ha preso in braccio la figlia, non si sia accorta che era morta”, sottolinea il gip nell’ordinanza di arresto.
La vicina di casa: “La picchiava ogni giorno”
Le indagini tradizionali e l’esito parziale dell’esame autoptico sembrano rafforzare i sospetti degli inquirenti circa una drammatica storia di maltrattamenti, maturata in un contesto familiare complesso e difficile. Gli avvocati della madre ribadiscono che l’assistita non è mai stata segnalata ai servizi sociali; lei dal carcere si proclama innocente. Così come il compagno nega ogni eventuale coinvolgimento nella vicenda. Il papà lo difende: “Lui non c’entra nulla. Quella donna (Aiello ndr) si assuma le proprie responsabilità”. Intanto spunta una testimonianza che getta ulteriori ombre su l'indagata: “Picchiava la figlia ogni giorno”, dice una vicina di casa. Le altre due figlie della 43enne, di 9 e 10 anni, si trovano in una struttura protetta e non possono avere alcun contatto con i familiari.

