"Io sono innocente. Spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi". Queste parole di Enzo Tortora di fronte ai giudici sono passate alla storia e non potrebbe essere diversamente. Il calvario vissuto dal celebre presentatore e giornalista ha tracciato un solco, una vita distrutta dall’asse pm-giudici. Anche per questo motivo alcune dichiarazioni di Tortora sono diventate virali in queste settimane, nel pieno del dibattito sul referendum sulla giustizia.
Uno dei video che rimbalzano da un social all’altro è legato a un’intervista realizzata da Enzo Biagi. “Qualunque sia l’esito del processo, cos’è che non potrà mai più riavere, oltre ai giorni perduti?” la domanda del giornalista. Perentoria la replica di Tortora: “Una visione della vita forse eccessivamente riposata su alcune certezze, che sono le certezze che la gente dovrebbe avere il diritto di possedere: la giustizia come colonna portante di uno Stato di diritto e di una democrazia”.
Ma non solo. Poco dopo un’altra sottolineatura: “Io capisco quando la gente dice: ‘Se uno va in galera qualcosa avrà pur fatto’. Oppure: ‘Se sta tanto in galera magari qualcosa c’è sotto’. Anche io, fino al giorno prima, ero tra quelli. Bene, io penso che questo sia per la gente un istintivo tributo di fiducia alla giustizia. E’ accaduto qualcosa di tremendo nel frattempo nel nostro diritto, nel nostro codice e nelle nostre leggi. Non è più esattamente così. Occorre che le cose tornino sui binari della civiltà”.
Un’analisi impeccabile, che pone l’accento sull’importanza di una giustizia giusta come colonna portante dello Stato di diritto. Parole non di un politico o di un esponente di spicco del “Sì”, ma di un uomo che ha vissuto sulla propria pelle tutti i mali che affliggono la giustizia.

