Bologna si è risvegliata devastata dopo una notte di incendi e scontri con le forze dell’ordine. Iniziato senza incidenti, il presidio convocato in piazza del Nettuno per chiedere "verità e giustizia" sulla morte di Abderrahim Fakir ha trasformato la città a guida Pd in un teatro di violenza. Una volta terminata la manifestazione, infatti, una parte del corteo si è diretta verso la Prefettura e la Questura, trasformando il centro in un campo di battaglia. Bottiglie, bombe carta e altri oggetti sono stati scagliati contro gli agenti schierati in tenuta antisommossa. Alcuni manifestanti hanno divelto le protezioni dei blindati, utilizzato transenne e biciclette per costruire barricate e dato alle fiamme automobili. Il bilancio sanitario è di undici feriti: quattro manifestanti e cinque poliziotti sono stati medicati sul posto, mentre un agente è stato trasportato all’ospedale Maggiore e un manifestante al Sant’Orsola.
I disordini hanno immediatamente aperto un nuovo fronte politico. Nel mirino del centrodestra è finito soprattutto il sindaco Matteo Lepore, promotore della piazza per Fakir. L’accusa è quella di avere sottovalutato il rischio di infiltrazioni antagoniste e di avere alimentato un clima di contrapposizione nei confronti delle forze dell’ordine. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha condannato la trasformazione di una tragedia ancora tutta da chiarire in uno strumento di battaglia politica. "Qualcuno non perde occasione per utilizzare la morte di una persona che, invece, non dovrebbe mai essere strumentalizzata. La politica dovrebbe esprimere il suo volto più nobile, soprattutto quando c’è di mezzo la vita delle persone. Convocare una manifestazione che sfocia in aggressioni alle forze dell’ordine rappresenta l’ennesima occasione per trasformare una tragedia in una polemica", ha affermato intervenendo al festival Ombre di Viterbo. Il titolare del Viminale ha comunque definito la morte di Fakir "un episodio molto drammatico e tragico" e "una vicenda che deve interrogare tutti su ciò che si può fare affinché fatti del genere non si ripetano". La magistratura dovrà ricostruire quanto accaduto al Pilastro e accertare eventuali responsabilità. Un percorso che, secondo Piantedosi, non può essere sostituito da processi sommari celebrati nelle piazze né trasformarsi in un’accusa collettiva contro chi indossa una divisa.
Durissimo anche Matteo Salvini. "Scontri a Bologna tra teppisti e polizia. Irresponsabile e anti-italiana una sinistra che alimenta l’odio verso chi indossa una divisa e ci difende", ha scritto il vicepremier sui social, annunciando una visita nel capoluogo emiliano: "Nei prossimi giorni sarò a Bologna per portare il mio sostegno e la mia solidarietà alle donne e agli uomini della Polizia di Stato".
Perentorio Maurizio Gasparri. Il presidente della commissione Esteri e Difesa del Senato ha chiesto innanzitutto che sulla morte di Fakir venga fatta piena luce attraverso "un’indagine attenta, che valuti tutti i fatti ed ogni circostanza". Poi ha posto l’accento sull’allarme per le aggressioni subite dagli agenti e ha giudicato "inadeguata" la condotta tenuta dal sindaco in una fase particolarmente delicata per la città. Gasparri ha ricordato che ogni giorno numerosi appartenenti alle forze di polizia nazionali e locali vengono aggrediti e feriti durante il servizio. "Si cerchi la verità, ma si rinnovi il sostegno a tutte le donne e agli uomini che con impegno e sacrificio garantiscono la sicurezza pubblica", quanto affermato dall’esponente di Forza Italia, che ha contestato "radicalmente ogni campagna denigratoria delle forze dell’ordine".
Fratelli d’Italia ha parlato apertamente di "scene da guerriglia urbana", con le forze dell’ordine "assalite e aggredite". Per il partito di Giorgia Meloni, la sinistra dovrebbe condannare senza esitazioni gli attacchi contro gli agenti, mentre continuerebbe a mantenere un atteggiamento ambiguo nei confronti dei centri sociali. "La nostra solidarietà alle donne e agli uomini in divisa, costretti a subire l’arroganza e la prepotenza dell’estremismo rosso", la posizione espressa dal partito.
L’attacco più pesante contro il primo cittadino è arrivato dal presidente dei deputati di FdI Galeazzo Bignami: "Il sindaco di Bologna deve dimettersi. Chi appicca incendi poi deve risponderne". Per Bignami, Lepore avrebbe commesso un grave errore politico convocando il presidio e non valutando adeguatamente le possibili conseguenze di una mobilitazione destinata a richiamare anche l’area antagonista.

