Nel bel mezzo della bagarre sul Decreto Energia la linea lombarda si impone in parte sull'iter di approvazione delle misure taglia bollette. E dopo un vertice a Palazzo Chigi - al quale erano presenti i leader Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini, Maurizio Lupi e Giancarlo Giorgetti - il governo ha deciso di limare alcuni aspetti critici prima del Consiglio dei ministri di domani.
Secondo quanto riferiscono fonti di centrodestra restano alcuni aspetti da aggiustare, relativi soprattutto all'articolo 3 del provvedimento, che nella bozza trapelata negli ultimi giorni prevedeva «Disposizioni urgenti per promuovere la contrattazione di lungo termine della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili da parte delle imprese». Sono in corso approfondimenti, a quanto si apprende, e ci saranno interlocuzioni con alcune Regioni (in primis la Lombardia, che ha molte centrali con concessioni idroelettriche e operatori del calibro di A2a ed Edison) per appianare tutti i dubbi tecnici.
La speranza è che il governo sul tema prenda tempo e guardi nel merito e nel metodo alla proposta di legge della Regione Lombardia che, definendo la cosiddetta quarta via per il rinnovo delle concessioni, è riuscita nell'impresa di mettere d'accordo le imprese energivore (come quelle siderurgiche) e i produttori per forniture di energia a prezzi calmierati. Un modello che potrebbe essere replicato in ogni Regione, ma che oggi è appeso al decreto.
«Se passasse questo decreto le utility e i produttori dovranno affrontare una forte pressione sui margini che metterà a rischio gli investimenti e i piani industriali con il rischio di innescare profit warning a catena», spiega un analista. A fargli eco l'assessore della Regione Lombardia Massimo Sertori che auspica al Giornale che «il governo ci chieda supporto. Dobbiamo trovare una soluzione a questo complessissimo tema senza che venga calata dall'alto». L'importanza e la delicatezza degli impatti che il provvedimento potrebbe avere appaiono chiare dalle prese di posizione di molte associazioni delle imprese.
La bozza preoccupa Confartigianato soprattutto per le misure sugli oneri generali di sistema a carico delle piccole e medie imprese: «L'allungamento dei tempi di pagamento degli oneri fino a 10 anni, al tasso di interesse del 6%, riduce il costo annuale della bolletta ma ne aumenta l'impatto reale complessivo sui consumatori, pari, sembrerebbe, a 10 miliardi», osserva la Confederazione.
Confcommercio apprezza l'impostazione complessiva del provvedimento in cui però «manca una misura dedicata alle micro e medio-piccole imprese di riduzione strutturale e generalizzata degli oneri di sistema, che ancora oggi pesano per oltre il 20% sul totale della bolletta elettrica». La copertura finanziaria potrebbe darla «una parte dei proventi derivanti dalle aste delle quote di emissione di CO2», dice l'associazione dei commercianti.
Coldiretti, infine, chiede di tutelare il biogas agricolo per difendere imprese e sicurezza energetica.
Intanto ieri è stata un'altra giornata sull'ottovolante per i titoli del settore dopo le perdite registrate la scorsa settimana. Il titolo A2a ha perso l'1,62%, Enel l'1,35 percento. In controtendenza Acea (+2,86%) ed Edison (+1,27%) dopo una giornata difficile.

