La Cina sta investendo in modo crescente nella tecnologia di pioggia artificiale per affrontare la siccità e garantire acqua alle coltivazioni nelle regioni settentrionali e nord-occidentali del Paese. L’operazione più recente, condotta nel marzo 2025, ha coinvolto circa 30 aerei e droni che hanno disperso pellet di ioduro d’argento nell’aria, mentre più di 250 generatori a terra hanno lanciato razzi contenenti lo stesso composto. L’obiettivo? Semplice: stimolare le nuvole e incrementare le precipitazioni all’inizio della stagione agricola, nel quadro del progetto “Spring Rain” della China Meteorological Administration. Secondo le autorità cinesi, l’intervento avrebbe prodotto un surplus di 31 milioni di tonnellate di pioggia in dieci aree soggette a siccità, sebbene l’efficacia reale di queste operazioni rimanga ancora oggetto di dibattito scientifico.
La Cina punta sulla pioggia artificiale
Secondo un’analisi della Bbc, la Cina utilizza la tecnologia di cloud seeding, nota fin dagli anni ‘40 negli Stati Uniti, da oltre sessant’anni. L’idea è semplice: micro-particelle come lo ioduro d’argento favoriscono la formazione di cristalli di ghiaccio nelle nuvole, che poi precipitano come pioggia o neve.
Tuttavia, la valutazione dell’effettivo impatto è complessa, poiché è difficile distinguere la pioggia generata artificialmente da quella naturale. Negli ultimi anni, l’integrazione di droni, radar avanzati e algoritmi di intelligenza artificiale ha permesso di aumentare la precisione del rilascio dei materiali, estendendo le operazioni a oltre il 50% del territorio nazionale. La Cina ha persino impiegato tecniche di controllo meteorologico in occasione di eventi pubblici, come le Olimpiadi di Pechino 2008, per garantire condizioni atmosferiche favorevoli.
Le criticità del progetto
Nonostante gli sforzi e le affermazioni ufficiali sul successo del programma, gli esperti sottolineano numerose criticità. Alcuni studiosi, per esempio, evidenziano che le quantità di precipitazioni aggiuntive potrebbero essere inferiori a quelle dichiarate e che gli effetti a lungo termine sull’ambiente e sui paesi vicini non sono ancora chiari.
Ci sono preoccupazioni geostrategiche, soprattutto per la gestione condiv

