Energia, gas, petrolio: la profezia sul prossimo choc petrolifero

Scritto il 20/07/2026
da Federico Giuliani

Le scorte strategiche della Cina stanno attenuando gli effetti della crisi in Medio Oriente. Il prossimo choc petrolifero potrebbe però dipendere proprio dalle decisioni di Pechino…

La crisi in Medio Oriente ha riacceso i timori di un nuovo choc petrolifero globale. Fino a questo momento, tuttavia, il mercato ha mostrato una tenuta superiore alle attese. Gli attacchi alle navi nello Stretto di Hormuz e la ripresa delle operazioni militari statunitensi contro obiettivi iraniani hanno alimentato tensioni su una delle rotte energetiche più importanti del mondo. Eppure il prezzo del greggio non ha registrato quell'impennata storica che molti analisti avevano previsto. Dietro questa apparente resistenza del mercato c'è un fattore decisivo: la strategia energetica della Cina, oggi considerata l’attore fondamentale per capire se il prossimo vero choc petrolifero arriverà oppure no.

Cosa c’entra la Cina

Come ha spiegato in un lungo approfondimento Newsweek, il ruolo di Pechino è stato determinante nel contenere gli effetti della crisi. La Cina è il principale importatore mondiale di petrolio e nel 2025 ha assorbito circa il 20% di tutto il greggio scambiato a livello internazionale, con quasi la metà delle forniture provenienti dal Medio Oriente. Attenzione però, invece di aumentare gli acquisti durante il conflitto, il governo cinese ha fatto ricorso alle proprie riserve strategiche, riducendo la domanda sul mercato internazionale.

I dati preliminari delle dogane cinesi mostrano che a giugno le importazioni di petrolio sono diminuite del 41,3% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, scendendo a 29,27 milioni di tonnellate, il livello più basso dall'ottobre 2016. Questa scelta ha evitato una corsa agli acquisti che avrebbe spinto ulteriormente verso l'alto le quotazioni del Brent.

Cosa succede? Semplice: la Cina sta utilizzando le proprie scorte a un ritmo compreso tra 600 mila e 700 mila barili al giorno. Le riserve disponibili nei depositi di superficie vengono stimate in circa 1,2 miliardi di barili, un quantitativo che teoricamente consentirebbe di sostenere i prelievi per oltre tre anni anche con un ritmo di un milione di barili al giorno, pur considerando che nella pratica una parte delle scorte non è facilmente utilizzabile.

I rischi per il futuro

Anche il Fondo Monetario Internazionale ha osservato che, nelle condizioni attuali, il petrolio avrebbe dovuto raggiungere prezzi molto più elevati rispetto a quelli effettivamente registrati. Gli esperti avvertono però che questo equilibrio potrebbe cambiare rapidamente. Già, perché se la Cina decidesse di ricostituire le proprie riserve strategiche quando le tensioni geopolitiche saranno ancora elevate, la domanda mondiale aumenterebbe in modo significativo, con il rischio di provocare una nuova impennata dei prezzi del greggio e, di conseguenza, di gas, carburanti ed energia.

Goldman Sachs stima che le scorte complessive cinesi abbiano raggiunto circa 1,9 miliardi di barili, sufficienti a coprire 117 giorni di consumi nazionali, mentre il Paese continua a beneficiare anche delle forniture via oleodotto provenienti da Russia, Kazakistan e Myanmar, che riducono la dipendenza dalle rotte marittime. Nel frattempo la diffusione delle auto elettriche e il rallentamento della domanda interna di carburanti stanno modificando il profilo dei consumi energetici cinesi, rendendo meno urgente un ritorno massiccio agli acquisti.

È proprio questa incognita a rappresentare oggi la vera variabile del mercato: se Pechino continuerà a sfruttare le riserve accumulate negli ultimi anni, i prezzi potrebbero restare sotto controllo; se invece tornerà a comprare grandi quantità di greggio, il prossimo choc petrolifero potrebbe avvicinarsi pericolosamente.