Usa-Iran, si tratta fra caccia, bombe e nuove esecuzioni

Scritto il 17/02/2026
da Gaia Cesare

Washington prepara i bombardieri e gli ordigni per colpire i bunker nucleari

La trattativa da una parte, l'esibizione di forza dall'altra. Stati Uniti e Iran tornano al tavolo dei negoziati con buone intenzioni che mirano alla pace e mosse strategiche che preparano alla guerra, un conflitto su cui si deciderà «nelle prossime settimane, non nei prossimi mesi», secondo il senatore repubblicano Lindsey Graham, in visita in Israele. Alla vigilia del secondo round di colloqui oggi a Ginevra, nella sede dell'ambasciata dell'Oman tra gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner da una parte e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi dall'altra, il Comando unificato delle Forze armate statunitensi in Medioriente (Centcom) pubblica le immagini dei cacciabombardieri stealth di quinta generazione, gli F-35C VMFA-314 soprannominati «cavalieri neri» e progettati per penetrare le difese aeree nemiche e condurre attacchi di precisione, insieme ai Boeing EA-18G Growler specializzati in attacchi elettronici e nell'annientamento delle difese avversarie. Le foto mostrano la preparazione al decollo dalla portaerei Lincoln. Un segnale chiaro, che si aggiunge a un'altra circostanza cruciale. L'Aeronautica militare statunitense ha ordinato alla Boeing nuove «bunker buster», le bombe anti-bunker GBU-57 da 13.600 chili, dopo aver esaurito le sue scorte, ben 14 utilizzate nella guerra dei 12 giorni di giugno scorso per colpire gli impianti nucleari iraniani.

I preparativi per un nuovo conflitto non si fermano, nonostante «la speranza» degli Stati Uniti di trovare un'intesa e nonostante l'Iran definisca «più realistica» la posizione americana sul nucleare. Il direttore dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), l'argentino Rafael Grossi, ha avuto «colloqui approfonditi» con il ministro iraniano Araghchi e l'Iran ha annunciato che gli ispettori dell'agenzia potranno controllare i suoi siti «per dimostrare di non essere alla ricerca di armi nucleari».

Ma raggiungere un accordo per via diplomatica, che «affronti le questioni che preoccupano» gli Stati Uniti, resta «difficile» per il segretario di Stato americano Marco Rubio. Se Teheran è pronta a concessioni sul nucleare e le scorte di uranio arricchito, non intende invece cedere di un millimetro sul programma missilistico e ha ribadito ieri che non negozierà su questo punto perché «la questione riguarda la sicurezza nazionale». «Non ci piegheremo alle minacce degli Stati Uniti», dice Araghchi, pur spiegando di essere venuto a Ginevra «per raggiungere un accordo equo ed equilibrato».

Tra le due parti resta ancora una distanza enorme persino sull'oggetto dei colloqui, con l'Iran che vuole relegarli alla sola questione nucleare e gli Stati Uniti che puntano a estendere il negoziato ai missili, all'aiuto ai gruppi terroristici della regione e alla repressione dei manifestanti iraniani, massacrati a migliaia dopo essere scesi in piazza per protestare contro la dittatura.

Il regime non smette di esercitare la sua ferocia. Negli ultimi due giorni, secondo l'ong Hrana, 17 persone sono state giustiziate e ieri nella sezione 15 della Corte rivoluzionaria sono state emesse 14 condanne a morte contro i manifestanti di gennaio, in procedimenti farsa avvenuti online. Chi è sopravvissuto ai proiettili, adesso rischia la vita per mano della «giustizia» di regime. Il capo della Magistratura, Gholamhossein Mohseni-Ejei, invita le autorità a «punire i rivoltosi senza alcuna clemenza». Nel frattempo, il regime dà il via alle prime esercitazioni delle Guardie della Rivoluzione nello stretto di Hormuz, cruciale per il commercio mondiale di gas e petrolio e che Teheran ha già minacciato di voler chiudere.