Giletti dà dell'ipocrita a Ranucci: io nei Servizi? Chiedete a Sigfrido

Scritto il 17/02/2026
da Felice Manti

Scontro tra i conduttori Rai per la "lobby gay" denunciata dal giornalista di "Report" nel caso Boccia

Servizi o segreti, fate un po' voi. Lo scambio di veleni tra Massimo Giletti (nella foto) e Sigfrido Ranucci è sgradevole come i miasmi della fantomatica "lobby gay" evocata dal conduttore di Report e di cui farebbe parte il protagonista della trasmissione d'inchiesta Rai Lo Stato delle Cose assieme al nostro direttore Tommaso Cerno.

Si annuncia incandescente la querelle tra le due primedonne dei talk show di approfondimento giornalistico (o è omofobo dirlo?), partito dalle colonne del Corriere della Sera - non a caso il giornale dove lavora la mentore di Ranucci, Milena Gabanelli - nel quale l'ormai ex amico di Ranucci chiede un confronto tv con lui e Michele Santoro nelle vesti di arbitro sulle conversazioni che il vicedirettore Rai avrebbe scambiato con Maria Rosaria Boccia, l'ex collaboratrice del ministero della Cultura le cui rivelazioni sono costate il posto a Gennaro Sangiuliano, la condanna di Report del Garante della Privacy (poi cancellata) e la gogna per l'ex direttore del Tg2 e la di lui consorte e collega giornalista Federica Corsini, di cui Giletti da galantuomo prende le difese.

"Sono un uomo libero, non appartengo ai servizi segreti né a nessuna lobby", è la prima frase dell'intervista che Giletti concede, confinata dal Corriere dopo lo sfoglio "politico". Un messaggio preciso per Ranucci, definito "ipocrita" perché, per sfuggire dai toni omofobi con cui nelle chat in cui associava Giletti a una presunta "pericolissima lobby gay" - scoperte da Rita Cavallaro e pubblicate sul Giornale - si era inventato che quelle conversazioni e quelle frasi erano state "manipolate" solo perché era stato tolto il nome dell'ex numero due dell'intelligence italiana Marco Mancini, anche lui in questa misteriosa lobby assieme a tale Signor B. e Alfonso Signorini.

Ovviamente non c'è alcuna Spectre Lgbtq+. Sarebbe bastato buttarla in caciara, ammettere la cavolata, farsi due risate, ma a Ranucci scoccia essere pizzicato con le mani nella marmellata omofoba e brucia soprattutto la confidenza fatta al tempo a Giletti, il nome dell'insegnante che - secondo le ordinanze di archiviazione per Report - avrebbe materialmente ripreso Mancini assieme a Matteo Renzi all'autogrill di Fiano Romano alla vigilia della caduta del secondo governo di Giuseppe Conte, vicenda costata il posto a Mancini e (forse) qualche fonte a Ranucci. Giletti non è mai stato convinto che quella vicenda fosse innocua come ci è stata raccontata dalle sentenze: "Io al soldo dei Servizi? Manca solo che mi dia del fascista. Ricordo a Sigfrido che quando un pm chiese all'allora capo dei servizi segreti italiani, alla dottoressa Elisabetta Belloni (ex capo del Dis, ndr), quali fossero i loro rapporti con Ranucci, lei rispose: oppongo il segreto di Stato".

Insomma, come un novello Gigi Marzullo Giletti si fa delle domande e si da delle risposte, ipotizzando che Ranucci possa essere legato a doppio filo a un pezzo di intelligence che di lui si sarebbe servita per incastrare Mancini, ma non solo. Certo è che da allora per Report è iniziata una inesorabile parabola discendente, costata - a quanto risulta al Giornale - anche qualche screzio dentro la redazione. "Ranucci va difeso, venga da me a spiegare tutto con Santoro moderatore. Se viee porte sono aperte", è il calumet offerto da Giletti. Ma la puzza di bruciato si sente dall'autogrill.