Un argento e un bronzo in velocità, una Caporetto nel gigante sono le parole di coach Max Carca e uno slalom da Dieci piccoli Indiani: alla fine al traguardo ne è rimasto davvero solo uno, Tommaso Saccardi, 12simo, la matricola della spedizione. La neve olimpica degli azzurri è dolce amara: l'oro non è arrivato. A Bormio si smantellano pali e reti e si preparano i Giochi che verranno: prossima tappa le gare di scialpinismo. Lo slalom maschile, vinto da Meillard su Gstrein e Kristoffersen, è stata una tregenda, con oltre 10 inforcate eccellenti sotto i fiocchi di un inverno d'antan. Alex Vinatzer è fra quelli: «Non sono stato all'altezza». «Non ha retto la pressione, bisognerà fare delle considerazioni sul tipo di allenamento», ammette Carca. Tommaso Sala ha un fil di voce per dire: «Mi dispiace». Tobias Kastluger ha inforcato, ha proseguito, lo hanno squalificato: «Chiedo scusa».
Alla ripresa il sole esce come una beffa, su una neve scivolosa e primaverile. A Milano Cortina gli azzurri chiudono senza acuto: l'ultimo oro vinto arrivò proprio da uno slalom e portava la firma di un altro emiliano, Giuliano Razzoli, re di Vancouver 2010. Lui come Colò, Gros e Tomba, però sono passati 16 anni. Che cosa resta? Si riparte da un capitano, Dominik Paris, che nonostante un anno difficile, si prende un bronzo in discesa e ha la stoffa da leader anche se il turnover è dietro l'angolo. Poi c'è l'argento di Giovanni Franzoni: a medaglia in discesa, ha toppato la Carcentina in combinata, ha retto in superG e non si è tirato indietro in gigante: «Lui ha già la stoffa di chi sa resistere alla pressione», dicono i coach. Dopo Wengen, Kitz e i Giochi: «Sono stanco, devo riposarmi e poi confermarmi in Coppa», ha detto Franz, facendo le valigie, come se le Olimpiadi fossero state solo un bellissimo incantesimo. Giochi dolce amari per i signori dello sci: manca l'oro, non la fantasia di provarci.

