Il governo Meloni ha ritenuto opportuno accettare l’invito dell’amministrazione americana a presenziare in qualità di Paese osservatore alla prima riunione del Board of Peace in programma giovedì a Washington: “Questo è certamente una soluzione equilibrata e rispettosa dei nostri vincoli costituzionali”. Così si è espresso il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nelle sue comunicazioni nell’Aula della Camera dei Deputati sull’organizzazione internazionale il cui obiettivo, secondo lo statuto, è quello di “promuovere la stabilità, restaurare un governo affidabile e legittimo, e assicurare una pace duratura nelle aree afflitte o minacciate da conflitti”.
“L’Unione Europea ha già confermato la partecipazione con la presidenza di turno e con un rappresentante della commissione. Parteciperanno anche tutti i principali partner della regione, penso all’Egitto, alla Giordania, l’Arabia Saudita, al Qatar, anche all’Indonesia, il più grande paese musulmano al mondo - ha proseguito Tajani -. Come potrebbe l’Italia non essere presente dove si discute e si costruisce la pace in Medio Oriente, la presenza di tutti i principali attori regionali”. Per questo motivo “parteciperemo alla riunione di Washington, forti dell’importante contributo che il nostro paese ha messo in campo sin dal primo momento per il cessate il fuoco e per l’assistenza umanitaria alla popolazione della Striscia attraverso Food for Gaza”, ha sottolineato ancora il titolare della Farnesina.
Tajani ha poi rimarcato che l’Italia, per la sua storia, per la sua collocazione geografica e per il ruolo politico di primo piano che svolge nel Medio Oriente, “non può e non deve restare ai margini di questo processo. Il governo italiano continuerà a fare la sua parte. Non ci stancheremo mai di lavorare per la pace. È quello che chiede e ci chiede la grande maggioranza degli italiani. È quello che un grande Paese ha il dovere di fare”. E, proprio in tal senso, il leader di Forza Italia ricorda che Gaza è “cruciale per la nostra sicurezza nazionale anche in chiave di contrasto al terrorismo e ai flussi migratori irregolari. Sono convinto che i temi di politica estera non debbano essere terreno di scontro politico, ma di un dialogo serio continuo e trasparente. La crisi di Gaza ci impone questo livello di consapevolezza - ha affermato -. Una crisi che incide sugli equilibri regionali, sulla stabilità del Mediterraneo allargato e sulla sicurezza delle rotte commerciali del nostro export, che transita per il 40 per centro attraverso il Mar Rosso, rotta fondamentale anche per il corridoio economico logistico Imec”, ha aggiunto Tajani riferendosi al corridoio India-Medio Oriente-Europa.
Durante le sue comunicazioni nell’Aula di Montecitorio c’è inoltre la conferma della formazione delle Forze di sicurezza palestinesi: “Siamo presenti all’interno del Centro di coordinamento civile-militare con una squadra di 3 diplomatici e 8 militari. Il Centro è impegnato ad assicurare le attività di assistenza umanitaria e i servizi essenziali alla popolazione della Striscia”. I nostri Carabinieri, già attivi in Cisgiordania da oltre dieci anni attraverso la missione bilaterale Miadit, inizieranno presto in Giordania l’addestramento di 50 funzionari di sicurezza palestinesi da dispiegare nella Striscia di Gaza. “Partecipiamom alle missioni dell’Unione Europea Eupol Copps di addestramento della polizia palestinese e nella missione Eubam Rafah, in cui sono presenti 8 Carabinieri - conclude Tajani -. La missione ha avuto un ruolo chiave per favorire la riapertura del valico. Rafforzeremo nelle prossime settimane la nostra presenza”.
Tra le fila dell'opposizione, c'è chi parla di "colonialismo 5.0" come Carmela Auriemma del M5S. Secondo il segretario di +Europa, Riccardo Magi, "il Board of Peace voluto da Trump è un comitato di immobiliaristi americani che cercano una legittimazione internazionale per portare a termine una ricostruzione che non porterà stabilità e giustizia ai palestinesi ma che sarà solo una mera speculazione edilizia. Che l'Italia abbia aderito anche solo come osservatore è una macchia nera per la nostra Storia, la nostra tradizione diplomatica, la nostra postura internazionale, il nostro approccio multilaterale orientato alla difesa dello Stato di diritto e alla solidarietà". Secondo Giuseppe Provenzano del Pd, questa scelta è uno "strappo alla collocazione internazionale del nostro Paese" al Board "non partecipa nessun grande Paese europeo perchè rappresenta l'ennesimo attacco alle nazioni unite".

