Due minuti di video ripresi dall’alto in cui si vedono gli agenti della Polizia di Stato immobilizzare un uomo che si dimena e chiede aiuto. Sono le immagini delle fasi dell’arresto durante il quale è morto il 42enne Abderrahim Fakir, che milioni di persone hanno visto in rete, in molti casi facendosi bastare quei 120 secondi per esprimere un giudizio tranchant. Ma, come ha sottolineato anche la procura di Bologna, gli accertamenti «terranno conto dell’intero sviluppo dei fatti (di più ampia estensione temporale rispetto al video sino ad ora diffuso in rete)».
Tutto ha inizio con la segnalazione al 112 da parte dei residenti per la presenza di un uomo in escandescenza (Fakir) nel cortile, che pare si stesse scagliando contro un’automobilista che stava entrando in un garage del comprensorio residenziale del Pilastro, quartiere noto a Bologna per essere uno dei più problematici, e contro una delle serrande dei box. La centrale ha risposto alla richiesta di aiuto dei residenti e ha inviato sul posto gli agenti per verificare la situazione.
Secondo una prima ricostruzione, l’intervento ha avuto inizio alle 12,15, quando in via Italo Svevo è arrivata la prima auto della Polizia di Stato: al loro arrivo, i poliziotti si sono trovati davanti Fakir in evidente stato di agitazione, che avrebbe colpito anche la vettura di servizio. A quel punto hanno effettuato la chiamata al 118 per informare che stavano trattando con un soggetto in crisi psichiatrica. Dopo l’allerta ai sanitari, come da protocollo, prima avrebbero cercato di contenerlo normalmente e, non riuscendoci, successivamente avrebbero utilizzato lo spray urticante a base di capsicum per renderlo inoffensivo e procedere con l’arresto in sicurezza. Ventuno minuti dopo, il personale sanitario dell’ambulanza allertata dagli agenti ha inviato alla centrale operativa una richiesta di consulto medico e alle 12.42 è partita dall’ospedale Maggiore di Bologna l’auto medica, che è arrivata sul posto alle 12.53: è stato il personale di questo secondo equipaggio a constatare la morte di Fakir. Sarà l’autopsia a dire quale sia stata la ragione della morte dell’uomo e se lo spray al peperoncino possa aver in qualche modo contribuito, nel caso in cui il 42enne avesse patologie pregresse non note al momento dell’intervento. E saranno gli investigatori a dire se le modalità con le quali è stato condotto l’arresto siano state corrette. Nel frattempo, l’invito che viene rivolto a tutti è di attendere lo sviluppo delle indagini per avere quanti più elementi possibili per giungere a una verità dei fatti che spieghi cosa sia realmente accaduto in quei 39 minuti. Il video è già nella disponibilità della procura per l’analisi.

